LA STAMPELLA A 5 STELLE DEL GOVERNO

di Gaetano Sebastiani

Il passo “di lato” di Beppe Grillo nella gestione del Movimento coincide con una fase molto particolare della vita politica italiana. La scena, in questa giorni, è dominata dalla discussione sul ddl Cirinnà, quello che consentirebbe l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, con tutti i suoi annessi e connessi dal sapore anglosassone (vedi “stepchild adoption”) che fa sempre molto chic e funge da edulcorante esterofilo per indorare la pillola su concetti altrimenti più difficili da ingurgitare.
Qui non intendiamo addentrarci sulle questioni ideologiche che animano questo dibattito, ma vorremmo piuttosto far emergere le ambiguità di una forza politica, il Movimento 5 Stelle appunto, che rispetto al tema delle unioni civili sta mostrando un approccio contraddittorio e controproducente. Perché il convinto endorsement dei pentastellati al ddl determina, a nostro avviso, errori di metodo e di merito non trascurabili.
Quanto al primo punto, è noto ai più che tutte quelle iniziative non esplicitamente previste dal programma devono essere sottoposte al vaglio della rete. Il voto degli iscritti è la bussola con la quale i rappresentanti grillini dovrebbero muoversi nei meandri della vita parlamentare. É l’applicazione dei tanto reiterati principi dell'”uno vale uno” e della “democrazia dal basso”. Ebbene, nel caso delle unioni civili un’azione in questo senso c’è stata, ma il web non ha avuto modo di esprimersi in maniera corretta. Il 28 ottobre 2014, infatti, si svolse una consultazione on-line che riguardava le unioni civili in maniera esclusiva, senza cioè considerare le adozioni, l’omogenitorialità, insomma tutti quei temi più spinosi che l’attuale ddl ha messo sul fuoco. Sebbene l’esito di quella votazione fu un plebiscito per il “sì”, sorsero polemiche per le modifiche in corso di consultazione del testo del quesito, generando confusione tra i votanti circa il reale valore della loro preferenza: solo unione civile o schierarsi anche per l’adozione?
A distanza di più di un anno e con l’irruzione nel dibattito nazionale di una proposta di legge che abbraccia aspetti più dirimenti e delicati si sarebbe dovuto ripetere il voto, nel rispetto delle regole senza lanciarsi in entusiastiche adesioni (il ddl va votato “così com’è”, secondo Di Maio). In questa circostanza, non si può neanche addurre la giustificazione dei tempi tecnici dei lavori parlamentari, come giustamente in altre occasioni è stato fatto (la rete per quanto rapida non può sempre essere al passo con le necessità istituzionali), perché il dibattito sulle unioni civili nel nostro Paese si protrae da molto, seppure ad intensità variabile, e ci sarebbe stato tutto il tempo per consultare la base e produrre una posizione ufficiale più in linea con i principi del Movimento.
E poi c’è la questione di merito o di opportunità politica. Il Movimento ha ottenuto grandi consensi a livello nazionale al grido di “tutti a casa”. Apparentemente, uno degli obbiettivi principali di questa forza politica è provocare una frattura con l’attuale classe dirigente o con un metodo stantìo di fare politica. Approfittare delle debolezze altrui, anche se machiavellico, può essere una buona strategia per ottenere il tanto agognato (ed utopico) 51%.
Dunque, in un periodo in cui Renzi ed il suo governo sono costretti a fronteggiare scandali bancari con riemersione di faccendieri massoni piduisti, ad inseguire alleanze parlamentari con personaggi (anch’essi piduisti!) invisi a buona parte del partito ed alla base, a giochi di puro equilibrismo statistico per giustificare una ripresa economica appena rivista al ribasso dai tecnocrati internazionali, ad alimentare beghe con i vertici dell’eurocrazia per puri scopi propagandistici interni, a coprire gli ennesimi coinvogimenti delle amministrazioni locali a guida PD con mafia, camorra et similia… A fronte di tutto questo (ed altro), non sarebbe il caso di dare un ulteriore colpo, votando contro il ddl Cirinnà insieme alle altre opposizioni e “mandare sotto” un governo che agli occhi dell’opinione pubblica – condizionata dalla propaganda di regime – sembra una macchina inarrestabile?
Se i grillini pensano che appoggiare questa legge possa dar loro l’immagine di fautori di questo “grande passo verso la civilità” (sic!), cioè verso l’omologazione globalista e genderista ed estendere il consenso fuori dai confini abituali, si illudono grandemente. Perché, in caso di approvazione, la grancassa mediatica spalmata sul renzismo più bieco farà del leader fiorentino l’uomo della svolta storica, il primo politico ad aver abbattuto il muro dell’ignoranza e dell’arretratezza culturale italiana ed a scagliarci verso lidi di progresso morale e civili mai sfiorati prima! Insomma, lo dipingeranno come un vero e proprio eroe. Ed il ruolo dei pentastellati in tutto questo sarà marginalizzato, banalizzato o peggio dimenticato, perchè il merito principale è sempre del partito promotore e quindi del suo leader che mediaticamente ha sponsorizzato la causa.
Svolgere il ruolo di stampella del governo in un contesto di oggettive difficoltà poc’anzi descritto e per una legge che soddisfa una fetta di popolazione rumorosa (ma non maggioritaria, fino a prova contraria) sembra francamente un autogol clamoroso per una forza che ha come stella polare il motto “mandare tutti a casa”. A meno che per il Movimento inseguire i diktat europoidi che ci rimproverano ritardi sui “diritti civili” sia diventato più importante che abbattere un esecutivo incapace di risolvere i problemi più urgenti di questo Paese. In tal caso bisognerà prenderne atto e considerare i propositi antisistema a 5 Stelle mera propaganda, un po’ come si fa con le forze politiche che loro stessi vorrebbero combattere.

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