…LUI E’ TORNATO!

di Marcello D’Addabbo

Non lo vedete anche voi all’orizzonte?? Con la forza ineluttabile del destino si fa largo tra i popoli lo spettro – pelato – di colui che fece tornare l’Impero sui colli fatali di Roma! E’ questa, dunque, l’ultima trovata della liberaldemocrazia morente…già ammaccata dai durissimi colpi di Brexit, elezione di Trump, dalla crescita del Front National – divenuto terza forza di Francia dopo l’inconsistente “Un Marche” e la destra divisa e confusa dei Républicains, – poi ancora dai trionfi di Orban, dalla crescita di Hofer in Austria e dal plauso collettivo rivolto da milioni di internauti occidentali via web a quell’altra temibile “testa calva” che si affaccia, a riconfermare l’archetipo, non più tra i colli romani ma tra le guglie colorate e non meno fatali del Cremlino, dove la terza Roma riaccende il faro che fu della prima. Sorgono duci, dunque, ma proprio per questo e in gran fretta tutti i pupi di questo presepe populista vanno immediatamente ricondotti nella memoria atavica generazionale all’archetipo originario di colui che per primo generò l’idea e trascinò gli eventi, l’utile male assoluto personificato, fucilato e appeso a testa in giù ad un distributore di benzina nel 1945 e tuttavia ancora in grado di rinsaldare gli animi degli ormai svogliati antifascisti della penisola da arruolare, dopo visita medica geriatrica, per una nuova crociata democratica.
Non si è mai parlato tanto di Mussolini come in quei momenti della storia degli ultimi settant’anni in cui il potere che lo aveva distrutto e gettato nel Tartaro della damnatio memoriae si è sentito, infine, traballare. E’ stata sempre questa la litania intonata dall’oligarchia che governa politica, banche, giornali e tv dalla fine della seconda guerra mondiale e dal camerierato politicante che umilmente la serve. Disse brillantemente Marcello Veneziani durante i giorni convulsi e lontani degli attacchi contro il “cavaliere nero” sceso in campo nel ‘94 in veste di sdoganatore di gagliardetti, “quando l’attuale classe politica si sente minacciata nella propria esistenza da una vampata di protesta popolare, adotta una vecchia soluzione: rompere il vetro e tirare fuori il fascismo!”. Esecutori materiali dell’impresa: i giornalisti. Quelli del mainstream ovviamente. E il piano oggigiorno si sta realizzando a tappe forzate, data la rapidità dell’ascesa populista in Occidente e soprattutto l’aggravarsi della crisi sociale che ne alimenta i successi elettorali.
In principio sono piovute inchieste e sondaggi su giornaloni e tv generaliste circa il pericolo rappresentato dalla recente affezione popolare per “l’uomo forte”. Ti piace l’uomo forte? Lo vorresti oggi un nuovo Mussolini che ti risolve i problemi? Che caccia immigrati e restituisce moneta e dignità al popolo? Bene, preso atto del plebiscito favorevole, siamo nei guai! Questi popolani non imparano mai dalla storia! Ci saranno guerre, pestilenze, persecuzioni e invasioni di cavallette…perché l’uomo forte verrà, dopo aver sedotto la pancia della società in crisi con la sua astuta demagogia, e una volta al potere sarà fuori controllo, pronto a trascinarci tutti nella rovina! Sono allucinazioni che nascono in stanze piccole ma sono destinate alla massa, specialmente a quelli che si sono formati leggendo l’Amaca di Michele Serra e che non hanno mai letto ciò che scrivevano a fine ottocento Mosca, Michels e Pareto – oggi ripresi brillantemente da Luciano Canfora – sulle leggi eterne che regolano il potere. Quelli, insomma, che si sono bevuti il mito della democrazia. Principale destinatario del richiamino del vaccino democratico contro il pericolo del populismo autoritario è soprattutto l’elettorato di sinistra (deluso dal blairismo filocapitalista, dai D’Alema che hanno imboccato la “terza via” bombardando con Clinton la ex Iugoslavia – paese ancora socialista – delusi dai co.co.co. di Treu e dai voucher di Poletti). Un elettorato che conserva, a quanto pare, quasi intatto il proprio retroterra ideologico: l’antifascismo militante. E’ quella la potenziale prima fila del servizio d’ordine del regime liberal-democratico, una moltitudine carica di retorica da riattizzare facendo credere che i crucchi sono di nuovo alle porte travestiti da Trump, Le Pen e Salvini, ma con gli scarponi chiodati e l’elmo del Kaiser ben nascosti nell’armadio, per tornare tutti di nuovo ad imbracciare il fucile cantando bella ciao e non passa lo straniero! Si certo…ma per difendere i forzieri della BCE stavolta! Per questo motivo già mesi addietro la Tv pubblica era scesa in campo con un’intera puntata di Agorà dedicata, ancora una volta, “all’uomo forte”(!) e Paolo Mieli, ospite non casuale in questi frangenti, manifestava i suoi brividi di paura dinanzi ai ragazzi intervistati per strada dalla Rai che inneggiavano al ritorno del Duce. 

Ma ad attizzare ancor più le paure ai piani più alti ci ha pensato il recente sondaggio condotto dal blog “Scenari Economici”, un alfiere della controinformazione, che ha posto il 4 e 5 luglio ad un campione di migliaia di italiani la domanda: “Se in Italia ci fosse un Colpo di Stato Militare a “termine”, della durata massima di 18 mesi, per ripristinare democrazia, attuazione di Costituzione e interesse nazionale, come ti schiereresti?”. Nonostante i buoni propositi attribuiti al fantomatico “governo in divisa” fossero quelli di un ritorno ad una libertà semplicemente più ordinata lasciando intonse democrazia e Costituzione repubblicana dopo un temporaneo “giro di vite”, il risultato del sondaggio ha fatto provare un brivido di terrore dietro la schiena ai buoni democratici nostrani, servi dell’oligarchia finanziaria – quelli che lavorano alacremente allo scopo di reiterare ad infinitum la palude democratica nella quale sprofonda l’Italia. Un risultato esplosivo che si commenta da solo:

VOTI TOTALI – 4.791 (non proprio una manciata di persone)

RISPOSTA A) SCENDEREI IN PIAZZA E MI OPPORREI, ANCHE IN MODO VIOLENTO NR 411 PARI AL 8,6%

RISPOSTA B) STAREI A CASA E VALUTEREI L’OPERATO DEL NUOVO GOVERNO NR  973 VOTI PARI AL 20,3%

RISPOSTA C) APPOGGEREI IN MODO ATTIVO L’OPERATO DEL GOVERNO MILITARE NR  3.402 VOTI PARI AL  71,1%.

Per giorni se n’è parlato sui media, data la notorietà e indiscussa autorevolezza del blog, fondato dall’economista Prof. Antonio Maria Rinaldi. Radio 24 ha invitato a quel punto i radioascoltatori a commentare lo sconcertante risultato per Melog cronache quotidiane – rassicurante trasmissione mattutina del giornalista Gianluca Nicoletti, ricevendo un’altra conferma di ciò che pensa la gente in ordine alla partecipazione attiva ad una eventuale Junta militare, anzi diremmo addirittura entusiastica se l’onorevole Fiano non ci facesse subito gettare in carcere con l’aiuto di qualche P.M. compiacente. Insomma i radioascoltatori la pensavano come i partecipanti al sondaggio. Orrore, la gente desidera l’ordine! Gli italiani salirebbero sui carri armati che sfilano per le vie di Roma incitando i soldati invece di farsi schiacciare dai cingolati, come gli studenti di piazza Tienanmen, protestando in difesa delle libertà democratiche rappresentate…dalla Boldrini che vola su aerei di Stato, da Renzi che vende l’Italia alla Merkel per 80 euro e da Alfano che spalanca le porte agli immigrati mentre tutta l’Europa è intenta a chiuderle. Ecco perché è assolutamente necessario far credere a tutti che “un Mussolini” stia per tornare in un’altra forma.
Infine, piatto forte del piccolo clima da caccia alle streghe la recente, goffissima, proposta di legge del già citato deputato Emanuele Fiano, atta ad introdurre il reato di “propaganda del regime fascista”. Siamo davvero al colmo del ridicolo, un regime che ha cessato di fatto la propria esistenza istituzionale nel lontano settembre del 43’ – o aprile ’45 se si considera l’esperienza della RSI – ma che di fatto proprio questa legge avrebbe l’effetto di riattualizzare indicando come minaccia attuale e reale al di là del tempo e della storia, una “propaganda” riferita al medesimo. E in che modo i finissimi promotori del disegno di legge vedono attuarsi oggi una tale minaccia?? Attraverso la diffusione dei soliti pericolosissimi gadget nei circuiti degli ambienti politici identitari! Fossi un sincero antifascista mi allarmerei nell’assistere allo spettacolo di questa continua e isterica evocazione legislativa di spettri in bianco e nero, di questa scomposta e fanatica furia iconoclasta contro le immaginette del Duce, i portachiavi a forma di M, il Sangiovese etichettato a Predappio con le effigie orlate di aquile e saluti romani, e altra inoffensiva paccottiglia nostalgica. Dunque dobbiamo prendere atto che le disposizioni transitorie della Costituzione, la già esistente Legge Scelba sul reato di apologia del fascismo e la legge Mancino sulle discriminazioni razziali non proteggono più in modo sufficiente il sistema democratico dagli assalti di…portachiavi, fermacarte, penne e fazzoletti neri. E, ciliegina sulla torta, a nemico pubblico viene additato – da La Repubblica – un personaggio da avanspettacolo che gestisce a Chioggia una spiaggia zeppa di richiami nostalgici e slogan del Ventennio. Fosse soltanto l’isteria mestruale di Fiano e del quotidiano di De Benedetti a generare queste patologie psichiatrico-legislative e relativo clima paranoide ossessivo, non avremmo nulla di cui riflettere. Ma sul sig. Scarpa, titolare del lido veneto, la Digos ha indagato, la Procura della Repubblica di Venezia ne ha inserito il nominativo in un fascicolo aperto ad hoc ed il Prefetto di Venezia Carlo Boffi ha emesso un’ordinanza “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti all’interno dello stabilimento balneare. Insomma si direbbe che si sono mosse le istituzioni. Con le attuali leggi, che condanno principalmente i tentativi di ricostruzione del partito fascista, il proprietario del lido probabilmente non verrebbe condannato. Se invece venisse approvata la proposta di legge in discussione, rischierebbe da sei mesi a due anni di carcere. Fin troppo facile costatare come una tale anticipazione della tutela giuridica, che individua in gesti e slogan gli elementi oggettivi del reato introducendo di fatto un delitto d’opinione, vada a negare le premesse concettuali di libertà che costituirebbero le fondamenta della Costituzione repubblicana in nome delle quali si agisce e ci si dichiara antifascisti.
Come chiarito in premessa, il presente è un evidentissimo tentativo di smorzare i toni montanti del dibattito pubblico e annichilire la marea impetuosa del sovranismo in Europa. Una campagna di terrorismo verso l’immaginario collettivo che torna utile un po’ a tutti: i politici che hanno governato fino ad ora possono far dimenticare i disastri causati dalla loro ignominia morale e dalla fideistica adesione alla religione suicida dell’euro. Il PD, oggi il partito-stato che ha sostituito la DC dopo la fine della guerra fredda, che porta il peso dell’accusa maggiore, può far dimenticare ogni nefandezza compiuta in nome della permanenza al potere – appalti truccati, corruzione, patti territoriali con la camorra, affiliazione acritica all’eurocrazia, sudditanza verso la Merkel, idolatria di Obama, tifo da stadio per BCE, Draghi e il suo miracoloso (!) quantitative easing (se non era per Lui dove saremmo finiti?!!) e compagnia delirando. Proprio quando gli effetti della cura somministrata al popolo da lorsignori sono tanto visibili da non poter essere nascosti – disoccupazione, depressione diffusa tra chi cerca e non trova lavoro, reddito disponibile e consumi crollati, seggi elettorali deserti, sfiducia nei mass media e nelle istituzioni – ecco che arriva il colpo di spugna! Contrordine compagni, tutto archiviato…i fasci sono alle porte non c’è tempo da perdere! Si torma alla purezza ideologica e ai partigiani sulle montagne. Non passa lo straniero, chi ha dato ha dato scurdammoce o’ passato! E sono anche arci convinti che il trucco di “attenti al fascio” usato per salvarsi in zona Cesarini funzioni ancora. Invece stavolta si sbagliano. Non funzionerà e sarà un boomerang, come già si preannuncia con tutta evidenza. Basta una rapida visuale d’insieme sulla realtà contemporanea per comprenderne lo zeitgeist: il terrorismo favolistico sciorinato nella campagna referendaria inglese sugli effetti della Brexit ne ha determinato invece il trionfo, la campagna demonizzante contro Trump ne ha moltiplicato il consenso, le inchieste della magistratura francese contro la Le Pen ne hanno sancito l’ingresso in Parlamento e anni di isteria anti-Putin ne hanno consolidato l’immagine di statista imperturbabile e lungimirante, tanto odiato dal potere oligarchico quanto stimato dai popoli occidentali. Un disastro, insomma. Perché continuano allora? Di nuovo Mussolini adesso…riesumato da Predappio?? Severgnini, Zucconi, Fazio, Augias, Michele Serra, Paolo Mieli, Botteri ma la lista potrebbe allungarsi a dismisura, non hanno più armi per contrastare l’onda di sollevazione popolare che monta impetuosa in conseguenza al collasso dell’economia reale combinato con l’inettitudine di maggiordomi politici del calibro di Hollande e Renzi. E’ un’onda che viaggia dritta verso i loro padroni, Soros & c., pronta pertanto a travolgere, prima di questi ultimi, le prime file di mercenari del coro mediatico che ne sostiene la narrazione pubblica. Dunque il nutrito “soviet benpensante” preme sul nemico esistenziale – il popolo – con questi mezzi perché, con buona pace di coloro che li ritengono “persone intelligenti” e “colte”, sono invece degli sprovveduti e di mezzi non ne possiedono altri. Negli anni 70’ questa propaganda poteva attecchire e di fatto ha dato a questo ciarpame umano da mangiare. Troppo facile vittoria era allora agire da aguzzini con il vento in poppa della storia. Oggi la situazione è capovolta, dopo un giro di boa della realtà gli stessi agitatori di ieri si sono trovati controvento e possono urlare quanto vogliono, attenti al Duce! Il Duce non c’è, per ora. Riposa a Predappio. Tuttavia fossi in loro la smetterei di continuare ad evocarne il ritorno. Prima o poi…

I DIRITTI INDIVIDUALI E LA TRIBALIZZAZIONE DELLA SOCIETA’

di Gaetano Sebastiani

Uno dei tratti caratteristici dell’epoca moderna è la frammentazione della società in tante piccole micro-comunità, ognuna caratterizzata da specificità a volte così inconciliabili tra loro da renderle reciprocamente estranee ed ostili. Questo processo di tribalizzazione attraversa in lungo ed in largo, senza limiti d’età o confini culturali, tutte le società occidentali ed è, a nostro avviso, la fase ultima di disintegrazione del corpo sociale, inteso come comunità oltre che di persone, anche di destino che eredita e proietta nel futuro la propria identità ed i propri connotati specifici.
Tutto questo è avvenuto nel momento in cui l’Occidente, obbedendo ad una logica emancipatoria senza confini etici o morali, ha deciso di declinare il progresso nell’ottica di una espansione infinita del diritto individuale, a discapito di quello sociale. Ogni esigenza, tendenza, volontà edonistica afferente la sfera più intima e privata dell’essere umano deve essere elevata a diritto universalmente riconosciuto.
Se questa è la base teorica di un tale approccio libertario (se non proprio libertino), allora la conseguenza pratica non può che essere la parcellizzazione del corpo sociale in tanti, minuscoli lembi caratterizzati da istanze emancipatorie le più disparate, perchè ad ognuna di esse è stata conferita legittimità ad ottenere riconoscimento. Di qui la nascita di varie tribù, ognuna reclamante il proprio posto nel mondo, ognuna radicalmente diversa dall’altra per la matrice così specifica del proprio essere.
Ed ecco, quindi, sorgere il mondo LGBT ed altre entità concernenti la sfera sessuale come gli ecosessualisti, i pansessualisti, ultime frontiere delle stravaganze moderniste. Se guardiamo la sfera alimentare, possiamo ammirare altre micro-realtà, come i vegetariani, i vegani, i fruttariani ed i crudisti. Persino l’amore per gli animali, che mai hanno chiesto una rappresentanza umana, ha tra i suoi militanti elementi estremi e parossistici. Ma altre realtà potrebbero essere citate. Questi esempi sono accomunati da una caratteristica importante: elevano un sentimento, una tendenza interiore, privata, afferente una sfera propriamente intima, quale può essere il sesso o la semplice scelta di un particolare regime alimentare, a battaglia sociale ed infine politica. La conseguenza di tutto questo è un processo di disintegrazione dei legami interni ad una data civiltà che, a lungo andare, renderà impossibile la convivenza tra i componenti di una specifica comunità (sempre che questo termine possa avere ancora valenza al giorno d’oggi). Al netto dell’accettazione, forzata o convinta, di determinate istanze da parte di una fetta della popolazione, l’esito di questo iter probabilmente porterà conseguenze deleterie, perchè questa espansione a cerchi concentrici impatterà sempre più “identità”, o tribù, che finiranno per collidere tra di loro, stritolando anche quel pezzo di società che ha conservato il senso del vivere comune. Chi ha occhi per vedere, scorgerà in tutto questo un esperimento di ingegneria sociale ben studiato, architettato e pedissequamente messo in pratica. Non è casuale che buona parte delle associazioni riconducibili alle micro-comunità prima citate, siano foraggiate da “filantropi” sempre pronti a finanziare le più singolari esigenze di riscatto. Il fine è chiaramente dividere, sezionare, parcellizzare una società per controllarla meglio.
Per quanto ci appaiano evidenti i segnali di disgregazione, ad oggi forse siamo solo agli inizi di questo processo. Se partiamo dal presupposto che il senso del limite (anche giuridico) verso l’espansione dei diritti individuali non incontra più alcun ostacolo, allora la domanda che ci si dovrebbe porre è: cosa succede ad una società dove chiunque – anche chi oggi riteniamo moralmente squalificabile – può reclamare il proprio riconoscimento ed il proprio posto nel mondo?
Ai posteri atomizzati l’ardua sentenza…

ECO, ULFKOTTE E LA POST-REALTA’

di Leonardo Petrocelli

Non serviva il primo anniversario della morte di Umberto Eco per gettare nuova benzina sul fuoco della post-verità o della post-realtà, per usare un’espressione di meno recente conio. Ma il tema, già caldo di per sé, è comunque debitore verso i molti spunti, sempre più didascalici, offerti dal semiologo alessandrino nella sua lunga opera narrativa, costellata di bugiardi impenitenti, come il Baudolino dell’omonimo romanzo, e falsari professionisti, come il Simonini de Il cimitero di Praga. Tessere di un mosaico che si legano in una teoria unica: bugie e menzogne finiscono per produrre effetti concreti nella vita reale che da esse risulta, dunque, modificata. Sarebbe questa la post-realtà, il frutto maledetto di una inesistente mistificazione.

Ora, tale asettico ragionamento che, forse, tutti sarebbero pronti a sottoscrivere, si salda fatalmente con un altro, meno sobrio e più colorato. Perché, oltre che un austero semiologo, Eco è stato anche il grande accusatore degli “imbecilli della rete”, dei fabbricanti di complotti (“Credere a un complotto è un poco come credere che si guarisca per miracolo”, scrisse nel misconosciuto saggio La sindrome del complotto), nonché la zelante sentinella ossessionata dall’apparizione, dietro ogni porta, di fascismi ed Ur-fascismi, come li chiamava lui, pronti a capovolgere l’ordine costituito.

Non risulta strano, dunque, che il ragionamento di cui Eco fu pioniere e che, ultimamente, molti hanno masticato e risputato, suoni oggi più o meno così: gli imbecilli della rete intasano le autostrade della comunicazione globale con bugie, menzogne, falsificazioni e complotti di ogni sorta. Alcuni, dalle terre piatte ai rettiliani, muoiono in una risata. Altri, invece, producono effetti post-reali notevoli e spesso proprio a favore di quei “populismi” cui le rete, semplificatrice e violenta per vocazione, si apparenterebbe naturalmente.

Ma è davvero così? A ben pensarci la più clamorosa e conclamata bugia prodotta negli ultimi anni è stata quella della presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Una sciocchezza clamorosa, una menzogna laida e funzionale, costata migliaia di vite umane e un caos geopolitico senza ritorno. Ma non fu un “imbecille della rete” a partorirla. Anzi, la rete tentò disperatamente, secondo i mezzi dell’epoca, di contrastare quella che fu, senza dubbio, una bugia di Stato. O una bugia dell’establishment, se preferite, lo stesso che poi ha continuato serenamente a mentire negli anni successivi, occultando la presenza attiva dei nazisti di Pravy Sektor nella magnificata rivolta ucraina o tacendo sulla vera natura dei “ribelli moderati” (Al Nusra cioè Al Qaeda) appoggiati dall’Occidente in Siria. Anche in quel caso, fu la rete con fotografie, interviste e video a cercare di riequilibrare la situazione.

Ci sarebbe qui da ripescare la storia del giornalista tedesco Udo Ulfkotte, redattore della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, non proprio un foglio di quartiere, che nel suo saggio Gekaufte Journalisten (Kopp Verlag, 2014)  – cioè Giornalisti Compratiammise di aver scritto per anni sotto dettatura americana e descrisse, fra le altre cose, il ruolo dei giornali europei nella preparazione mediatica delle guerre al terrorismo (“Avevo alle spalle le agenzie di intelligence che hanno in parte scritto gli articoli che i giornali pubblicavano a mio nome”,  dichiarò in una celebre intervista rilasciata al blog di Beppe Grillo). In Germania scoppiò un putiferio, come logico, ma fuori se n’è saputo poco o nulla. E nemmeno la recente scomparsa del giornalista, festeggiata da tanti colleghi con un brindisi gioioso (“finalmente, finalmente”), è servita a riportare la faccenda al centro delle cronache.

Così va il mondo, a quanto pare. E se la geopolitica è il terreno accidentato per eccellenza, dalle parti dei mercati non si respira un’aria migliore. Perché di annunci apocalittici ne abbiamo sentiti tanti, in questi mesi, e sistematicamente tutti sono stati smentiti dai fatti. A cominciare da quell’Inghilterra che, appena dopo l’annuncio del voto referendario sulla Brexit, avrebbe dovuto sbriciolarsi tra il Mare del Nord e la Manica. Ed invece è ancora lì, intonsa, ed anzi se la passa meglio di prima.

Insomma, a voler incoronare il bugiardo del Terzo Millennio, dati alla mano, questi sarebbe proprio il Potere, variamente inteso. Il che, naturalmente, non scagiona la rete per le tante castronerie e semplificazioni divulgate quotidianamente, ma alimenta l’idea che la violenta offensiva contro le fake news sia in realtà, banalmente, una molto meno nobile crociata contro il dissenso. Per soprammercato, una crociata in cui, dalla stanza dei bottoni, si accusa l’avversario del momento – sia esso il populismo mediatico, la controinformazione o la saggistica complottista – di macchiarsi di un crimine, la menzogna sistematica, di cui è proprio l’establishment ad esser maestro. Jung non avrebbe avuto dubbi: è il Potere che proietta sugli altri l’ombra di sé.

*Pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno”