AL VOTO SENZA ESITAZIONI. CON LA DAGA IN PUGNO

La redazione

Poche ore ci separano dalle elezioni che decideranno la composizione del prossimo Parlamento italiano, dei prossimi Governi, dopo il collasso istituzionale seguito al golpe del 2011 che portò alla stagione dei 4 Governi non eletti dagli italiani e della tragica rielezione di Napolitano al Quirinale. L’atteggiamento dominante, fascismi immaginari a parte, è quello di una generale rassegnazione. Panorama debilitante restituito dalla gara di promesse fantasiose, candidati premier di partiti dalla consistenza molecolare, scarsa qualità umana dei protagonisti, coalizioni timorose di pronunciare il nome di una guida, perché le forze politiche che le compongono poggiano il proprio consenso sulle differenze più che sulle alleanze. In questa surreale campagna elettorale si registra una generale assenza di coraggio propositivo e la tristissima riesumazione di mummie deprimenti – oltre al patetico Berlusconi si candidano, ancora una volta nunc et semper, Bonino e D’Alema.

Dopo adeguato training autogeno, bendiamoci gli occhi e cerchiamo di recuperare un attimo di lucidità mentale. Partiamo dal presupposto, noto a chiunque abbia minima dimestichezza con la macroeconomia, che l’unica soluzione allo stallo economico dell’Italia attuale è accelerarne la fuoriuscita dai vincoli imposti dall’Ue e dalla moneta unica europea. Qualsiasi soluzione o promessa elettorale che non presupponga tale svolta è un flatus vocis. I vincoli europei portano a recessione conclamata in tutta la porzione d’Europa sita al di fuori dell’”euronucleo” economico formatosi intorno a Berlino. Si ha la sensazione di vivere ormai in una dépendance della Germania, a meno che non si sia inglesi o non si stampi moneta in proprio. In politica estera la soluzione più accettabile sarebbe un passaggio alla neutralità con l’uscita dalla Nato, iniziando con il prendere le distanze dagli scenari interventisti dell’Occidente a guida americana (Siria, Iran, Ucraina e Nord Corea). Posizione assunta da sempre dai nostri vicini svizzeri e dal 1955 anche dagli austriaci, con tanto di legge costituzionale a sancire il divieto all´installazione di basi militari straniere sul proprio territorio. Con l’Italia in quella posizione un piccolo blocco di stati neutrali in mezzo al vecchio continente si riserverebbe il diritto di allearsi, successivamente anche sul piano militare, con i nemici esistenziali del mainstream occidentale.

Bene, il percorso sovranista – repetita iuvant – si conclude con il terzo punto, la nazionalizzazione della banca centrale. Insomma, si esce dalla Nato, dalla Ue, dall’Euro, dalla BCE, dalla crisi e dalla schiavitù del debito pubblico. Quest’ultima è la psicosi collettiva indotta ad arte dai media servi di oligarchie finanziarie ed euroburocrati alemanni, insieme allo spauracchio della crescita dello spread, al fine di sottomettere i popoli senza i vecchi spargimenti di sangue in piazza – a sostituirli nel nuovo tipo di golpe ci sono i suicidi di imprenditori, commercianti, padri e madri di famiglia divorati dai debiti. Così hanno mortificato ogni fiducia nella legittimazione popolare della politica nazionale. Già…la fiducia nel voto, per questo ormai in moltissimi non vanno a votare. Siamo tutti convinti che non serva a nulla, che le decisioni si prendano altrove e che i pupazzi che mandiamo a Montecitorio e Palazzo Madama siano deboli, pavidi, ricattabili e corruttibili, incapaci di assumere decisioni tanto forti di fronte all’inevitabile assedio economico che ne deriverebbe. I traumi nazionali della fine di Mattei, Craxi e della caduta dell’ultimo Governo Berlusconi servono a questo. Abbatterne uno per educare cento. Nessuno ci rappresenta e se qualcuno per caso passasse dal comizio sovranista alle decisioni “irrevocabili” cadrebbe sotto le bombe…quelle della campagna oligarchica che porta poi all’asta deserta dei Bot e al conseguente default. Alla Grecia che con Papandreu osò vagheggiare un referendum per uscire dal giogo.

Da noi manca, in questa campagna elettorale, la presenza di una forza sovranista completa, che non sia dichiaratamente nostalgica di qualche sepolto regime del novecento precludendosi in quel modo l’accesso al voto di massa e alla visibilità mediatica a causa del solito dispendio di energie in giustificazioni storiche su lager e gulag. Una forza capace di proporre per intero il citato percorso rivoluzionario senza attenuazioni e tentennamenti. Di Maio è stato da tempo folgorato anche lui sulla via di Washington e di Londra (come Occhetto e Fini), la Meloni vuole restare nella Nato e Salvini si allea con il novello campione dell’europeismo dell’ultima ora (tifoso di quell’Ue che nel 2011 gliele aveva suonate di santa ragione). Giulietto Chiesa è forte sull’uscita dalla Nato ma tentenna sull’Ue. I comunisti di Marco Rizzo hanno le idee abbastanza chiare ma come Casa Pound ostentano manifesti anni ‘30 e finiscono per cadere nella contrapposizione utile alla sempreverde strategia della tensione. Unirsi al clima da zuffa fra fascisti e antifascisti, che inevitabilmente si dissolverà dopo le elezioni, cioè una volta raggiunto lo scopo di rafforzare il centro, ora non serve.

Tuttavia, inutile fare gli schizzinosi, in una fase eccezionale come quella attuale bisogna cogliere il momento storico e smetterla di applicare ragionamenti vecchi a situazioni nuove. Rassegniamoci, non avremo il movimento che vogliamo, ma ciascuna delle forze citate – fra le quali, è bene ribadirlo, non si può menzionare l’inconsistente bluff a Cinque Stelle – ha qualcosa da dire. E’ sufficiente sposare convintamente un terzo del nostro ideale “programma sovranista”, anche uno solo dei tre punti, per meritare un attimo di attenzione. Il mondo che abbiamo di fronte ha appena visto l’inizio di un movimento collettivo, (Brexit, elezione di Trump, Orban, Kurz, Le Pen alla guida del secondo partito in Francia), lento e crescente ma inarrestabile. E’ un movimento di sollevazione contro le élite finanziarie al quale crediamo e che sosteniamo nelle sue diverse forme perché ne conosciamo le ragioni profonde. Pertanto oggi non è più il tempo di cincischiare nella convinzione che il voto sia un marchio tatuato per sempre sul braccio dell’elettore. Non si tratta di ideologie, qui siamo in guerra e non siamo stati noi popoli occidentali a dichiararla, ma il potere a cui non serviamo più come lavoratori fatti di cane e ossa, come cittadini, come etnia, come uomini o donne aventi un’identità (anche di genere), una coscienza, un senso critico ed una visione. E’ Soros ad averla dichiarata a noi e non vede l’ora che i suoi eterni servi del Pd realizzino il “governone” di larghe intese con Forza Italia, centristi riciclati e brandelli di maroniani e dalemiani. Per instaurare un altro camerierato euroatlantico di cinque anni. Oppure sperano che Di Maio piazzi i suoi ministri professorini dal curriculum “illuminato” e dalla storia un po’ sospetta (vedi Fioramonti). Di fronte a questo scenario ogni voto in meno alle forze sovraniste è un voto al Pd e ci rende responsabili moralmente del nostro destino. Mattarella farà nascere lo stesso il governone pescando da Maroni alla Boldrini, direte voi…probabile, ma questo non ci assolve dall’aver assecondato le loro mire restando a casa domenica.  Anche perché una cosa è sicura, ci rivedremo al voto fra cinque anni perché, lo sappiamo per esperienza, non ci concederanno altre elezioni prima della scadenza istituzionale, correndo così il rischio che una svolta appena scampata si ripresenti a breve. Le elezioni in Europa sono diventate una rarità da quando Ppe e Pse sono a terra nei sondaggi. Non ve ne eravate accorti?

Ha scritto giustamente Diego Fusaro “appoggio incondizionatamente tutti i movimenti che nuocciono di più ai vertici dell’aristocrazia finanziaria, quindi, indistintamente, dai comunisti di Marco Rizzo a CasaPound di Simone Di Stefano, passando per tutti i movimenti non allineati e stigmatizzati dal sistema”. Appunto, scegliete la forza sovranista e antisistema più vicina al vostro gusto e storia personale e votate! Senza starci troppo a pensare. Ogni spazio vuoto lasciato ai nostri nemici è un posto in più per loro in Parlamento e lo faranno pesare tutto. Utilizzando la famosa metafora sportiva di Al Pacino, i centimetri che ci servono per vincere sono dappertutto intorno a noi. Qui ce n’è uno in ogni voto. Si vince sottraendo un voto alla volta. Non è politica questa, è una guerra per sfasciare un sistema totalitario già in crisi. Questo è l’unico spirito con il quale andiamo a votare. Con la Daga stretta nel pugno.

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TIRA ARIA DI SOCIAL-FOBIA

di Marcello D’Addabbo

Non la smettono. Non vogliono accettare di essere contestati. Politici, gente delle istituzioni, opinion makers dei talk show televisivi “generalisti”, un agguerrito convento di moralisti sceso in campo per contrastare gli “haters”, gli odiatori di professione. Ne abbiam già discusso quando a tirare la cima di rapa erano gli Andrea Scanzi (omen nomen), i Marco Travaglio – “sono ormai incapace, confessa, di gestire la mia pagina Facebook” e dulcis in fundo…Enrico Mentana, l’odiatore di odiatori per eccellenza, che tuttavia ha almeno la faccia di (far)rispondere colpo su colpo a tutti i post ostili che riceve. Ma la vicenda sembra non avere fine, perennemente rinnovata da chi non accetta di coniugare la propria fichissima notorietà pubblica con qualche vaffanculo ben assestato dal lettore di turno. Di recente Myrta Merlino, conduttrice di “L’Aria che tira” su La7 ha ingaggiato nel suo spazio pomeridiano una campagna contro l’odio sui social. Prima ospitata inaugurale di questo splendido sceneggiato tv, ovviamente, riservata “honoris causa” a Laura Boldrini – poteva mancare il bersaglio universale di tutti gli haters d’Italia? – beatificata martire di questi nuovi unni del web…i soliti sessisti ignoranti e vigliacchi. Insomma, la vecchia storia dei leoni da tastiera che si nascondono nell’anonimato di un nickname per scagliare impunemente tonnellate di improperi. “Bisogna reagire! Devono assumersi le loro responsabilità nei tribunali, vogliamo i nomi!” – strilla la vippaglia politicoide dei sinistrorsi che non hanno fatto in tempo a rifluire dai cortei del ’68 – dove intonavano “vietato vietare” – per invocare la più dura repressione da scatenare contro chiunque li contesti, ora che in parlamento e nei ministeri ci sono finalmente loro. Insomma siamo alle solite, dalla rivoluzione al regime il passo è durato quanto il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. 

La nuova stagione televisiva del programma della Merlino vede al centro di ogni puntata(!) la campagna di sensibilizzazione sul problema della violenza verbale e dell’offesa gratuita sui social – una campagna virale con il patetico hashtag #odiolodio e l’impegno a inviare i propri giornalisti a “cercare gli haters”. Laura Boldrini, che in agosto ha fatto sapere che denuncerà chi la fa oggetto di “quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti”, quasi tutti a sfondo sessuale, ovviamente è la madrina dell’iniziativa. E qui urge una riflessione: possibile che non si rendano conto di quanto siano diventati comici?? E’ una reazione a dir poco divertente, tutta da ridere, da zitelle isteriche, bizzoche moraliste della parrocchia di un paesello, che denota tutta l’impotenza dell’insultato/a di turno a contrastare l’attacco ricevuto. Certo, molto più conveniente puntare l’indice sulla volgarità e gratuità dell’insulto della rete che porsi, mettendosi in discussione, la più semplice delle domande…PERCHE’? Perché sono tanto odiati e insultati dalla rete? Troppo arduo indagare sulla natura di questa rabbia smisurata, forse ancora più autentica proprio quando è priva di argomentazioni, pura nella sua violenza, marinettianamente igienica, futurista e un po’ alla Fight Club, che scaturisce, inutile nasconderlo, dal profondo senso della giustizia umana, da quell’armonia negata e sfregiata ogni giorno da queste insulse comparse del dibattito pubblico, da questa gente pagata per calmierare con i talk show la schiuma rabbiosa del popolo che altri, più in alto di questi figuranti, intanto saccheggiano e umiliano senza sosta e ritegno. Già perché basterebbe possedere un minimo di residuale intuito per la lettura degli eventi per comprendere la natura di certi moti popolari, anche quando si esprimono – come oggi – attraverso il web. La natura dell’intimo legame retributivo che unisce i torti subiti con la rabbia che inevitabilmente ne scaturisce, talvolta persino ad insaputa dell’agente, il rabbioso di turno, che apparentemente non è che un semplice teppista verbale privo di bon ton. Insomma saper leggere tra le righe e gettare lo sguardo nel profondo “maelstrom” della coscienza collettiva, è una facoltà che queste comparse da avanspettacolo dimostrano di non possedere nel dna.  

Esiste un istinto nel popolo, autentico e primordiale, che gli consente di percepire la differenza di massima tra verità e menzogna. E’ quell’istinto che fece votare in massa gli italiani per Berlusconi proprio quando era maggiormente aggredito, per via giudiziaria, da poteri anti-italiani e manine straniere – Eni/Gazprom aveva fatto perdere la pazienza agli stessi che fecero fuori Enrico Mattei. Quel senso di giustizia che si trasforma in rabbia non appena la giustizia è negata. Metti una Boldrini, nel ruolo di portavoce dell’agenzia mondialista UNHRC già agitava una campagna contro i respingimenti degli immigrati operati dall’allora ministro Maroni (il migliore responsabile degli Interni fino ad ora), e oggi continua a sviolinare il verbo Onu-sorosiano dell’”accogliamoli tutti” in un Paese uscito da dieci anni di devastazione economica (peggio del 29’) dove il 60% dei giovani del Sud è privo di lavoro e prospettive, senza contare i nostri emigrati che sono già all’estero e quelli che continuano a fuggire – migranti economici italiani, no!? Per comprendere la rabbia contro la Boldrini bisogna far parlare quei fiumi di ragazzi (e adulti) che si mettono in coda per accedere ai concorsi pubblici nazionali presso i padiglioni della Fiera di Roma. Un rito collettivo che accomuna sogni, disperazioni, aspettative e frustrazioni di migliaia di italiani che non hanno ancora preso il fatidico biglietto aereo verso i dorati regni della meritocrazia germanica ed anglosassone. Quelli che non hanno ancora deciso “di andarsene” e ne pagano le conseguenze. Per 800 posti di Cancelliere nei Tribunali italiani si sono iscritti online in 25 mila. Per un centinaio di posti da infermiere a Genova si sono presentati in 12 mila. Ma la signora della Camera è comunque intenta a menarci mezza Africa nel cortile di casa. E’ una rabbia, quindi, appena proporzionata a ciò che si subisce tutti i giorni e che in linea di principio non avrebbe bisogno di essere accompagnata da argomentazioni e chiacchiere da salotto. La Boldrini non è presa di mira in quanto donna come si sente spesso ridicolmente affermare (lo era la signora Nilde Iotti nei tanti anni di presidenza della Camera per caso??), ma in quanto capolavoro di doppiezza e insensibilità, un mostro di falsità finto-moralista al servizio dei piani alti del potere, quelli interessati a oliare di retorica il processo della “grande sostituzione” voluta dalle multinazionali e banche per abbassare il costo del lavoro, come spiega ormai da mesi l’instancabile Diego Fusaro. Una retorica che viene, oltretutto, somministrata alle plebi democratiche da gente che di solito si sposta in auto e aerei di Stato, scortata da buttafuori di Stato, che manda i propri figli nelle università private e conduce uno stile di vita lontano anni luce da quegli immigrati che in televisione e nelle compiaciute apparizioni ai convegni universitari pontifica di voler accogliere fraternamente. Da qui nasce il grido populista “ospitateli a casa vostra”, falsamente scambiato per irrazionale xenofobia. Il popolo comprende queste dinamiche più di quanto non credano lorsignori. E di conseguenza ruggisce. E loro cosa fanno? Reprimono! Perché non sopportano sentire rimbombare le urla della gente nel vuoto pneumatico delle loro non risposte. Pertanto, era ovvio, la marea oggi monta e tanto Renzi quanto Berlusconi devono vedersela rispettivamente con Grillo e Salvini che si ingrossano elettoralmente come baobab nel deserto. Già perché questi due hanno semplicemente capito che la marea montante della furia popolare non va contrastata ma al contrario compresa e interpretata, utilizzata eventualmente come vettore di cambiamenti epocali nel cuore dell’Occidente, se mai ne saranno capaci. Quando un corpo reagisce vuol dire che è ancora vivo e non accetta di decomporsi. Se questa realtà di disagio profondo che cova, viene negata e repressa mediante la promulgazione di leggi che sanciscono reati d’opinione o mediante l’attività di polizia postale finalizzata a chiudere decine di pagine Facebook agli ordini di questa casta di “infastiditi” è il segno che un sistema è al collasso. Cosa potranno ancora imputare a Putin adesso? Di essere un dittatore? Un Duce? Esiste la legge Fiano in Russia? Le opinioni lì sono perseguite fino ai gesti e ai simboli grafici riportati sui gadget? A chi appartengono i canali di informazione in Occidente? Come mai è presa tanto di mira proprio la rete, e il web dei social network, dove esiste un padrone – certo…mica crediamo alla fata turchina qui – ma non ci sono direttori prezzolati che ti dicono cosa puoi o non puoi scrivere? La libertà di opinione come espediente costituzionale creato con il presupposto di controllare i principali giornali e televisioni, screditando poi moralmente tutto ciò che si colloca fuori da quei circuiti patinati quanto blindati, ai piani inferiori, nella fogna del populismo e dove cova la “pancia del Paese” – ennesimo “ghetto semantico” ideato del regime dei media – ormai non funziona più. Si sono invertite le proporzioni numeriche. E la repressione in rete, tanto invocata in questi giorni, non farà che muovere la brace ardente e attizzare il fuoco. A quel punto, con buona pace della signora Merlino, sarà un’altra…l’aria che tira.

…LUI E’ TORNATO!

di Marcello D’Addabbo

Non lo vedete anche voi all’orizzonte?? Con la forza ineluttabile del destino si fa largo tra i popoli lo spettro – pelato – di colui che fece tornare l’Impero sui colli fatali di Roma! E’ questa, dunque, l’ultima trovata della liberaldemocrazia morente…già ammaccata dai durissimi colpi di Brexit, elezione di Trump, dalla crescita del Front National – divenuto terza forza di Francia dopo l’inconsistente “Un Marche” e la destra divisa e confusa dei Républicains, – poi ancora dai trionfi di Orban, dalla crescita di Hofer in Austria e dal plauso collettivo rivolto da milioni di internauti occidentali via web a quell’altra temibile “testa calva” che si affaccia, a riconfermare l’archetipo, non più tra i colli romani ma tra le guglie colorate e non meno fatali del Cremlino, dove la terza Roma riaccende il faro che fu della prima. Sorgono duci, dunque, ma proprio per questo e in gran fretta tutti i pupi di questo presepe populista vanno immediatamente ricondotti nella memoria atavica generazionale all’archetipo originario di colui che per primo generò l’idea e trascinò gli eventi, l’utile male assoluto personificato, fucilato e appeso a testa in giù ad un distributore di benzina nel 1945 e tuttavia ancora in grado di rinsaldare gli animi degli ormai svogliati antifascisti della penisola da arruolare, dopo visita medica geriatrica, per una nuova crociata democratica.
Non si è mai parlato tanto di Mussolini come in quei momenti della storia degli ultimi settant’anni in cui il potere che lo aveva distrutto e gettato nel Tartaro della damnatio memoriae si è sentito, infine, traballare. E’ stata sempre questa la litania intonata dall’oligarchia che governa politica, banche, giornali e tv dalla fine della seconda guerra mondiale e dal camerierato politicante che umilmente la serve. Disse brillantemente Marcello Veneziani durante i giorni convulsi e lontani degli attacchi contro il “cavaliere nero” sceso in campo nel ‘94 in veste di sdoganatore di gagliardetti, “quando l’attuale classe politica si sente minacciata nella propria esistenza da una vampata di protesta popolare, adotta una vecchia soluzione: rompere il vetro e tirare fuori il fascismo!”. Esecutori materiali dell’impresa: i giornalisti. Quelli del mainstream ovviamente. E il piano oggigiorno si sta realizzando a tappe forzate, data la rapidità dell’ascesa populista in Occidente e soprattutto l’aggravarsi della crisi sociale che ne alimenta i successi elettorali.
In principio sono piovute inchieste e sondaggi su giornaloni e tv generaliste circa il pericolo rappresentato dalla recente affezione popolare per “l’uomo forte”. Ti piace l’uomo forte? Lo vorresti oggi un nuovo Mussolini che ti risolve i problemi? Che caccia immigrati e restituisce moneta e dignità al popolo? Bene, preso atto del plebiscito favorevole, siamo nei guai! Questi popolani non imparano mai dalla storia! Ci saranno guerre, pestilenze, persecuzioni e invasioni di cavallette…perché l’uomo forte verrà, dopo aver sedotto la pancia della società in crisi con la sua astuta demagogia, e una volta al potere sarà fuori controllo, pronto a trascinarci tutti nella rovina! Sono allucinazioni che nascono in stanze piccole ma sono destinate alla massa, specialmente a quelli che si sono formati leggendo l’Amaca di Michele Serra e che non hanno mai letto ciò che scrivevano a fine ottocento Mosca, Michels e Pareto – oggi ripresi brillantemente da Luciano Canfora – sulle leggi eterne che regolano il potere. Quelli, insomma, che si sono bevuti il mito della democrazia. Principale destinatario del richiamino del vaccino democratico contro il pericolo del populismo autoritario è soprattutto l’elettorato di sinistra (deluso dal blairismo filocapitalista, dai D’Alema che hanno imboccato la “terza via” bombardando con Clinton la ex Iugoslavia – paese ancora socialista – delusi dai co.co.co. di Treu e dai voucher di Poletti). Un elettorato che conserva, a quanto pare, quasi intatto il proprio retroterra ideologico: l’antifascismo militante. E’ quella la potenziale prima fila del servizio d’ordine del regime liberal-democratico, una moltitudine carica di retorica da riattizzare facendo credere che i crucchi sono di nuovo alle porte travestiti da Trump, Le Pen e Salvini, ma con gli scarponi chiodati e l’elmo del Kaiser ben nascosti nell’armadio, per tornare tutti di nuovo ad imbracciare il fucile cantando bella ciao e non passa lo straniero! Si certo…ma per difendere i forzieri della BCE stavolta! Per questo motivo già mesi addietro la Tv pubblica era scesa in campo con un’intera puntata di Agorà dedicata, ancora una volta, “all’uomo forte”(!) e Paolo Mieli, ospite non casuale in questi frangenti, manifestava i suoi brividi di paura dinanzi ai ragazzi intervistati per strada dalla Rai che inneggiavano al ritorno del Duce. 

Ma ad attizzare ancor più le paure ai piani più alti ci ha pensato il recente sondaggio condotto dal blog “Scenari Economici”, un alfiere della controinformazione, che ha posto il 4 e 5 luglio ad un campione di migliaia di italiani la domanda: “Se in Italia ci fosse un Colpo di Stato Militare a “termine”, della durata massima di 18 mesi, per ripristinare democrazia, attuazione di Costituzione e interesse nazionale, come ti schiereresti?”. Nonostante i buoni propositi attribuiti al fantomatico “governo in divisa” fossero quelli di un ritorno ad una libertà semplicemente più ordinata lasciando intonse democrazia e Costituzione repubblicana dopo un temporaneo “giro di vite”, il risultato del sondaggio ha fatto provare un brivido di terrore dietro la schiena ai buoni democratici nostrani, servi dell’oligarchia finanziaria – quelli che lavorano alacremente allo scopo di reiterare ad infinitum la palude democratica nella quale sprofonda l’Italia. Un risultato esplosivo che si commenta da solo:

VOTI TOTALI – 4.791 (non proprio una manciata di persone)

RISPOSTA A) SCENDEREI IN PIAZZA E MI OPPORREI, ANCHE IN MODO VIOLENTO NR 411 PARI AL 8,6%

RISPOSTA B) STAREI A CASA E VALUTEREI L’OPERATO DEL NUOVO GOVERNO NR  973 VOTI PARI AL 20,3%

RISPOSTA C) APPOGGEREI IN MODO ATTIVO L’OPERATO DEL GOVERNO MILITARE NR  3.402 VOTI PARI AL  71,1%.

Per giorni se n’è parlato sui media, data la notorietà e indiscussa autorevolezza del blog, fondato dall’economista Prof. Antonio Maria Rinaldi. Radio 24 ha invitato a quel punto i radioascoltatori a commentare lo sconcertante risultato per Melog cronache quotidiane – rassicurante trasmissione mattutina del giornalista Gianluca Nicoletti, ricevendo un’altra conferma di ciò che pensa la gente in ordine alla partecipazione attiva ad una eventuale Junta militare, anzi diremmo addirittura entusiastica se l’onorevole Fiano non ci facesse subito gettare in carcere con l’aiuto di qualche P.M. compiacente. Insomma i radioascoltatori la pensavano come i partecipanti al sondaggio. Orrore, la gente desidera l’ordine! Gli italiani salirebbero sui carri armati che sfilano per le vie di Roma incitando i soldati invece di farsi schiacciare dai cingolati, come gli studenti di piazza Tienanmen, protestando in difesa delle libertà democratiche rappresentate…dalla Boldrini che vola su aerei di Stato, da Renzi che vende l’Italia alla Merkel per 80 euro e da Alfano che spalanca le porte agli immigrati mentre tutta l’Europa è intenta a chiuderle. Ecco perché è assolutamente necessario far credere a tutti che “un Mussolini” stia per tornare in un’altra forma.
Infine, piatto forte del piccolo clima da caccia alle streghe la recente, goffissima, proposta di legge del già citato deputato Emanuele Fiano, atta ad introdurre il reato di “propaganda del regime fascista”. Siamo davvero al colmo del ridicolo, un regime che ha cessato di fatto la propria esistenza istituzionale nel lontano settembre del 43’ – o aprile ’45 se si considera l’esperienza della RSI – ma che di fatto proprio questa legge avrebbe l’effetto di riattualizzare indicando come minaccia attuale e reale al di là del tempo e della storia, una “propaganda” riferita al medesimo. E in che modo i finissimi promotori del disegno di legge vedono attuarsi oggi una tale minaccia?? Attraverso la diffusione dei soliti pericolosissimi gadget nei circuiti degli ambienti politici identitari! Fossi un sincero antifascista mi allarmerei nell’assistere allo spettacolo di questa continua e isterica evocazione legislativa di spettri in bianco e nero, di questa scomposta e fanatica furia iconoclasta contro le immaginette del Duce, i portachiavi a forma di M, il Sangiovese etichettato a Predappio con le effigie orlate di aquile e saluti romani, e altra inoffensiva paccottiglia nostalgica. Dunque dobbiamo prendere atto che le disposizioni transitorie della Costituzione, la già esistente Legge Scelba sul reato di apologia del fascismo e la legge Mancino sulle discriminazioni razziali non proteggono più in modo sufficiente il sistema democratico dagli assalti di…portachiavi, fermacarte, penne e fazzoletti neri. E, ciliegina sulla torta, a nemico pubblico viene additato – da La Repubblica – un personaggio da avanspettacolo che gestisce a Chioggia una spiaggia zeppa di richiami nostalgici e slogan del Ventennio. Fosse soltanto l’isteria mestruale di Fiano e del quotidiano di De Benedetti a generare queste patologie psichiatrico-legislative e relativo clima paranoide ossessivo, non avremmo nulla di cui riflettere. Ma sul sig. Scarpa, titolare del lido veneto, la Digos ha indagato, la Procura della Repubblica di Venezia ne ha inserito il nominativo in un fascicolo aperto ad hoc ed il Prefetto di Venezia Carlo Boffi ha emesso un’ordinanza “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti all’interno dello stabilimento balneare. Insomma si direbbe che si sono mosse le istituzioni. Con le attuali leggi, che condanno principalmente i tentativi di ricostruzione del partito fascista, il proprietario del lido probabilmente non verrebbe condannato. Se invece venisse approvata la proposta di legge in discussione, rischierebbe da sei mesi a due anni di carcere. Fin troppo facile costatare come una tale anticipazione della tutela giuridica, che individua in gesti e slogan gli elementi oggettivi del reato introducendo di fatto un delitto d’opinione, vada a negare le premesse concettuali di libertà che costituirebbero le fondamenta della Costituzione repubblicana in nome delle quali si agisce e ci si dichiara antifascisti.
Come chiarito in premessa, il presente è un evidentissimo tentativo di smorzare i toni montanti del dibattito pubblico e annichilire la marea impetuosa del sovranismo in Europa. Una campagna di terrorismo verso l’immaginario collettivo che torna utile un po’ a tutti: i politici che hanno governato fino ad ora possono far dimenticare i disastri causati dalla loro ignominia morale e dalla fideistica adesione alla religione suicida dell’euro. Il PD, oggi il partito-stato che ha sostituito la DC dopo la fine della guerra fredda, che porta il peso dell’accusa maggiore, può far dimenticare ogni nefandezza compiuta in nome della permanenza al potere – appalti truccati, corruzione, patti territoriali con la camorra, affiliazione acritica all’eurocrazia, sudditanza verso la Merkel, idolatria di Obama, tifo da stadio per BCE, Draghi e il suo miracoloso (!) quantitative easing (se non era per Lui dove saremmo finiti?!!) e compagnia delirando. Proprio quando gli effetti della cura somministrata al popolo da lorsignori sono tanto visibili da non poter essere nascosti – disoccupazione, depressione diffusa tra chi cerca e non trova lavoro, reddito disponibile e consumi crollati, seggi elettorali deserti, sfiducia nei mass media e nelle istituzioni – ecco che arriva il colpo di spugna! Contrordine compagni, tutto archiviato…i fasci sono alle porte non c’è tempo da perdere! Si torma alla purezza ideologica e ai partigiani sulle montagne. Non passa lo straniero, chi ha dato ha dato scurdammoce o’ passato! E sono anche arci convinti che il trucco di “attenti al fascio” usato per salvarsi in zona Cesarini funzioni ancora. Invece stavolta si sbagliano. Non funzionerà e sarà un boomerang, come già si preannuncia con tutta evidenza. Basta una rapida visuale d’insieme sulla realtà contemporanea per comprenderne lo zeitgeist: il terrorismo favolistico sciorinato nella campagna referendaria inglese sugli effetti della Brexit ne ha determinato invece il trionfo, la campagna demonizzante contro Trump ne ha moltiplicato il consenso, le inchieste della magistratura francese contro la Le Pen ne hanno sancito l’ingresso in Parlamento e anni di isteria anti-Putin ne hanno consolidato l’immagine di statista imperturbabile e lungimirante, tanto odiato dal potere oligarchico quanto stimato dai popoli occidentali. Un disastro, insomma. Perché continuano allora? Di nuovo Mussolini adesso…riesumato da Predappio?? Severgnini, Zucconi, Fazio, Augias, Michele Serra, Paolo Mieli, Botteri ma la lista potrebbe allungarsi a dismisura, non hanno più armi per contrastare l’onda di sollevazione popolare che monta impetuosa in conseguenza al collasso dell’economia reale combinato con l’inettitudine di maggiordomi politici del calibro di Hollande e Renzi. E’ un’onda che viaggia dritta verso i loro padroni, Soros & c., pronta pertanto a travolgere, prima di questi ultimi, le prime file di mercenari del coro mediatico che ne sostiene la narrazione pubblica. Dunque il nutrito “soviet benpensante” preme sul nemico esistenziale – il popolo – con questi mezzi perché, con buona pace di coloro che li ritengono “persone intelligenti” e “colte”, sono invece degli sprovveduti e di mezzi non ne possiedono altri. Negli anni 70’ questa propaganda poteva attecchire e di fatto ha dato a questo ciarpame umano da mangiare. Troppo facile vittoria era allora agire da aguzzini con il vento in poppa della storia. Oggi la situazione è capovolta, dopo un giro di boa della realtà gli stessi agitatori di ieri si sono trovati controvento e possono urlare quanto vogliono, attenti al Duce! Il Duce non c’è, per ora. Riposa a Predappio. Tuttavia fossi in loro la smetterei di continuare ad evocarne il ritorno. Prima o poi…