TIRA ARIA DI SOCIAL-FOBIA

di Marcello D’Addabbo

Non la smettono. Non vogliono accettare di essere contestati. Politici, gente delle istituzioni, opinion makers dei talk show televisivi “generalisti”, un agguerrito convento di moralisti sceso in campo per contrastare gli “haters”, gli odiatori di professione. Ne abbiam già discusso quando a tirare la cima di rapa erano gli Andrea Scanzi (omen nomen), i Marco Travaglio – “sono ormai incapace, confessa, di gestire la mia pagina Facebook” e dulcis in fundo…Enrico Mentana, l’odiatore di odiatori per eccellenza, che tuttavia ha almeno la faccia di (far)rispondere colpo su colpo a tutti i post ostili che riceve. Ma la vicenda sembra non avere fine, perennemente rinnovata da chi non accetta di coniugare la propria fichissima notorietà pubblica con qualche vaffanculo ben assestato dal lettore di turno. Di recente Myrta Merlino, conduttrice di “L’Aria che tira” su La7 ha ingaggiato nel suo spazio pomeridiano una campagna contro l’odio sui social. Prima ospitata inaugurale di questo splendido sceneggiato tv, ovviamente, riservata “honoris causa” a Laura Boldrini – poteva mancare il bersaglio universale di tutti gli haters d’Italia? – beatificata martire di questi nuovi unni del web…i soliti sessisti ignoranti e vigliacchi. Insomma, la vecchia storia dei leoni da tastiera che si nascondono nell’anonimato di un nickname per scagliare impunemente tonnellate di improperi. “Bisogna reagire! Devono assumersi le loro responsabilità nei tribunali, vogliamo i nomi!” – strilla la vippaglia politicoide dei sinistrorsi che non hanno fatto in tempo a rifluire dai cortei del ’68 – dove intonavano “vietato vietare” – per invocare la più dura repressione da scatenare contro chiunque li contesti, ora che in parlamento e nei ministeri ci sono finalmente loro. Insomma siamo alle solite, dalla rivoluzione al regime il passo è durato quanto il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. 

La nuova stagione televisiva del programma della Merlino vede al centro di ogni puntata(!) la campagna di sensibilizzazione sul problema della violenza verbale e dell’offesa gratuita sui social – una campagna virale con il patetico hashtag #odiolodio e l’impegno a inviare i propri giornalisti a “cercare gli haters”. Laura Boldrini, che in agosto ha fatto sapere che denuncerà chi la fa oggetto di “quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti”, quasi tutti a sfondo sessuale, ovviamente è la madrina dell’iniziativa. E qui urge una riflessione: possibile che non si rendano conto di quanto siano diventati comici?? E’ una reazione a dir poco divertente, tutta da ridere, da zitelle isteriche, bizzoche moraliste della parrocchia di un paesello, che denota tutta l’impotenza dell’insultato/a di turno a contrastare l’attacco ricevuto. Certo, molto più conveniente puntare l’indice sulla volgarità e gratuità dell’insulto della rete che porsi, mettendosi in discussione, la più semplice delle domande…PERCHE’? Perché sono tanto odiati e insultati dalla rete? Troppo arduo indagare sulla natura di questa rabbia smisurata, forse ancora più autentica proprio quando è priva di argomentazioni, pura nella sua violenza, marinettianamente igienica, futurista e un po’ alla Fight Club, che scaturisce, inutile nasconderlo, dal profondo senso della giustizia umana, da quell’armonia negata e sfregiata ogni giorno da queste insulse comparse del dibattito pubblico, da questa gente pagata per calmierare con i talk show la schiuma rabbiosa del popolo che altri, più in alto di questi figuranti, intanto saccheggiano e umiliano senza sosta e ritegno. Già perché basterebbe possedere un minimo di residuale intuito per la lettura degli eventi per comprendere la natura di certi moti popolari, anche quando si esprimono – come oggi – attraverso il web. La natura dell’intimo legame retributivo che unisce i torti subiti con la rabbia che inevitabilmente ne scaturisce, talvolta persino ad insaputa dell’agente, il rabbioso di turno, che apparentemente non è che un semplice teppista verbale privo di bon ton. Insomma saper leggere tra le righe e gettare lo sguardo nel profondo “maelstrom” della coscienza collettiva, è una facoltà che queste comparse da avanspettacolo dimostrano di non possedere nel dna.  

Esiste un istinto nel popolo, autentico e primordiale, che gli consente di percepire la differenza di massima tra verità e menzogna. E’ quell’istinto che fece votare in massa gli italiani per Berlusconi proprio quando era maggiormente aggredito, per via giudiziaria, da poteri anti-italiani e manine straniere – Eni/Gazprom aveva fatto perdere la pazienza agli stessi che fecero fuori Enrico Mattei. Quel senso di giustizia che si trasforma in rabbia non appena la giustizia è negata. Metti una Boldrini, nel ruolo di portavoce dell’agenzia mondialista UNHRC già agitava una campagna contro i respingimenti degli immigrati operati dall’allora ministro Maroni (il migliore responsabile degli Interni fino ad ora), e oggi continua a sviolinare il verbo Onu-sorosiano dell’”accogliamoli tutti” in un Paese uscito da dieci anni di devastazione economica (peggio del 29’) dove il 60% dei giovani del Sud è privo di lavoro e prospettive, senza contare i nostri emigrati che sono già all’estero e quelli che continuano a fuggire – migranti economici italiani, no!? Per comprendere la rabbia contro la Boldrini bisogna far parlare quei fiumi di ragazzi (e adulti) che si mettono in coda per accedere ai concorsi pubblici nazionali presso i padiglioni della Fiera di Roma. Un rito collettivo che accomuna sogni, disperazioni, aspettative e frustrazioni di migliaia di italiani che non hanno ancora preso il fatidico biglietto aereo verso i dorati regni della meritocrazia germanica ed anglosassone. Quelli che non hanno ancora deciso “di andarsene” e ne pagano le conseguenze. Per 800 posti di Cancelliere nei Tribunali italiani si sono iscritti online in 25 mila. Per un centinaio di posti da infermiere a Genova si sono presentati in 12 mila. Ma la signora della Camera è comunque intenta a menarci mezza Africa nel cortile di casa. E’ una rabbia, quindi, appena proporzionata a ciò che si subisce tutti i giorni e che in linea di principio non avrebbe bisogno di essere accompagnata da argomentazioni e chiacchiere da salotto. La Boldrini non è presa di mira in quanto donna come si sente spesso ridicolmente affermare (lo era la signora Nilde Iotti nei tanti anni di presidenza della Camera per caso??), ma in quanto capolavoro di doppiezza e insensibilità, un mostro di falsità finto-moralista al servizio dei piani alti del potere, quelli interessati a oliare di retorica il processo della “grande sostituzione” voluta dalle multinazionali e banche per abbassare il costo del lavoro, come spiega ormai da mesi l’instancabile Diego Fusaro. Una retorica che viene, oltretutto, somministrata alle plebi democratiche da gente che di solito si sposta in auto e aerei di Stato, scortata da buttafuori di Stato, che manda i propri figli nelle università private e conduce uno stile di vita lontano anni luce da quegli immigrati che in televisione e nelle compiaciute apparizioni ai convegni universitari pontifica di voler accogliere fraternamente. Da qui nasce il grido populista “ospitateli a casa vostra”, falsamente scambiato per irrazionale xenofobia. Il popolo comprende queste dinamiche più di quanto non credano lorsignori. E di conseguenza ruggisce. E loro cosa fanno? Reprimono! Perché non sopportano sentire rimbombare le urla della gente nel vuoto pneumatico delle loro non risposte. Pertanto, era ovvio, la marea oggi monta e tanto Renzi quanto Berlusconi devono vedersela rispettivamente con Grillo e Salvini che si ingrossano elettoralmente come baobab nel deserto. Già perché questi due hanno semplicemente capito che la marea montante della furia popolare non va contrastata ma al contrario compresa e interpretata, utilizzata eventualmente come vettore di cambiamenti epocali nel cuore dell’Occidente, se mai ne saranno capaci. Quando un corpo reagisce vuol dire che è ancora vivo e non accetta di decomporsi. Se questa realtà di disagio profondo che cova, viene negata e repressa mediante la promulgazione di leggi che sanciscono reati d’opinione o mediante l’attività di polizia postale finalizzata a chiudere decine di pagine Facebook agli ordini di questa casta di “infastiditi” è il segno che un sistema è al collasso. Cosa potranno ancora imputare a Putin adesso? Di essere un dittatore? Un Duce? Esiste la legge Fiano in Russia? Le opinioni lì sono perseguite fino ai gesti e ai simboli grafici riportati sui gadget? A chi appartengono i canali di informazione in Occidente? Come mai è presa tanto di mira proprio la rete, e il web dei social network, dove esiste un padrone – certo…mica crediamo alla fata turchina qui – ma non ci sono direttori prezzolati che ti dicono cosa puoi o non puoi scrivere? La libertà di opinione come espediente costituzionale creato con il presupposto di controllare i principali giornali e televisioni, screditando poi moralmente tutto ciò che si colloca fuori da quei circuiti patinati quanto blindati, ai piani inferiori, nella fogna del populismo e dove cova la “pancia del Paese” – ennesimo “ghetto semantico” ideato del regime dei media – ormai non funziona più. Si sono invertite le proporzioni numeriche. E la repressione in rete, tanto invocata in questi giorni, non farà che muovere la brace ardente e attizzare il fuoco. A quel punto, con buona pace della signora Merlino, sarà un’altra…l’aria che tira.

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LA RELIGIONE DEL NUOVO ORDINE MONDIALE

di Gaetano Sebastiani

Che il progetto verso il Nuovo Ordine Mondiale sia sostenuto da istituzioni di varia natura, apparati mediatici, personaggi pubblici provenienti dal mondo dell’entertainment, centri di propaganda ideologica (economica e politica) è un dato di fatto acclarato. Meno diffusa è l’idea che questo gigantesco processo di trasformazione della società in senso globale e globalizzato, sia influenzato da una vera e propria religione, la cui presenza si muove ambiguamente tra i confini dell’ufficialità e quelli della segretezza.
La principale fonte d’ispirazione di questa dottrina di stampo mondialista è il Lucis Trust. Questo ente (ufficialmente trattasi di una Ong membro del consiglio economico e sociale dell’ONU) è aperto a  tutti, esposto alla luce del sole e non nasconde nulla – o quasi, come vedremo in seguito – della propria visione del mondo. Dal sito internet dell’organizzazione, infatti, leggiamo: “Il Lucis Trust è dedicato alla creazione di un nuovo e miglior modo di vivere per tutti nel mondo, e si basa sulla realizzazione del piano divino per l’umanità. Le sue attività educative promuovono il riconoscimento e la pratica dei principi spirituali e i valori su cui si può fondare una società stabile e interdipendente. Nel mondo sono divulgati, in otto lingue diverse, i testi e le attività di Alice Bailey, considerata la fautrice della filosofia esoterica.”
Niente di strano, crederete. La solita ed innocua solfa New Age, penserà qualcun’altro. Ebbene, cerchiamo di capirne di più attraverso le vicende alquanto singolari della sua fondatrice ed “ideologa”, appunto Alice Bailey.


La nostra nasce nel 1880 in Inghilterra, in una famiglia cristiano-ortodossa. Dopo un’infanzia ed un’adolescenza infelici, contraddistinte da svariati tentativi di suicidio, all’età di 15 anni – mentre era in casa da sola – avverte una presenza estranea che la ingaggia per una missione di capitale importanza: la diffusione di specifici insegnamenti destinati a cambiare l’uomo ed il mondo in cui egli vive. Questo sarà il primo contatto con entità metafisiche, chiamate più tardi “Maestri Ascesi”, che segneranno la vita, l’opera e l’azione di Alice.
Trasferitasi negli USA nel 1907, conosce e poi sposa Foster Bailey (massone di 33° grado) che la introduce agli insegnamenti della Teosofia dell’esoterista H. P. Blavastky. E’ in questo contesto, segnato da studi sull’occulto, la spiritualità e l’astrologia, che avviene il secondo e fondamentale contatto con un altro “Maestro”, il monaco tibetano Djwhal Khul, che attraverso la tecnica dell’””Overshadowing” (traducibile più o meno come “eclissamento”), cioè una tecnica avanzata di telepatia, diffonderà la sua dottrina, usando la Bailey come strumento di scrittura.
Questa collaborazione “telepatica” – molto simile a quella che la Blavastky intratteneva con le sue presenze interdimensionali, i cosiddetti “Capi Segreti” – frutterà la produzione di diversi libri, pubblicati dalla casa editrice fondata nel 1920 dai coniugi Bailey e chiamata inizialmente Lucifer Trust (o Lucifer Publishing Company) e poi modificata nel più rassicurante ed accettabile Lucis (come luce) Trust.
Per capire appieno la dottrina della Bailey e del suo mentore, Djwhal Khul, è necessario muovere un passo indietro e svelare il nocciolo centrale della visione spirituale di Madame Blavatsky, vera fonte di tutte le filosofie New Age e colonna portante del pensiero del Lucis Trust. Per la teosofista di origini slave, infatti, è necessario smontare un colossale equivoco presente nel Vecchio Testamento: quello secondo cui Satana rappresenta il male. Attraverso la lettura esoterica della Kabbala, si evince che il serpente della Genesi non è il principio corruttore, bensì un benefattore che consente ad Adamo l’accesso alla sapienza. Satana, o Lucifero, dunque si pone come “Messaggero” che conferisce all’uomo l’immortalità spirituale. Da questo punto di vista, quindi, egli rappresenta il sole spirituale, “l’energia centrifuga dell’universo”, il principio attivo della Terra, il suo vero signore, in contrapposizione a Geova che, sempre nella visione della Blavatsky, sarebbe il vero nemico dell’essere umano. Trattasi, dunque, di una palese inversione dei poli dei principi di stampo biblico, cristiano e manicheo di “buono” e “cattivo”, “bene” e “male”. Avendo questo presupposto come corrimano, possiamo addentrarci nella dottrina del Lucis Trust.


Innanzitutto, l’organizzazione venera delle entità metafisiche o interdimensionali chiamate “Gerarchie Esterne”, spiriti illuminati e propagatori di una consapevolezza superiore, che attraverso il “Piano” o “Piano di Dio” (cioè l’unificazione di ogni razza, religione e credo, secondo Foster Bailey) dovrebbero condurre l’umanità verso la tanto auspicata “Era dell’Acquario” governata da un certo Sanat Kumara, il “Signore del Mondo” (si tenga a mente chi era il vero signore del mondo per Madame Blavatsky…). Attraverso la sua dottrina, il Lucis Trust non sostiene solo gli spiriti disincarnati, ma anche uomini in carne ed ossa, dirigenti a livello internazionale, esperti e specialisti nei vari campi  che lavorino insieme per una cittadinanza, una federazione ed un cervello mondiale. Vi suona familiare?
Come ogni religione che si rispetti, anche nella dottrina del Lucis Trust sono previste festività e preghiere. Il plenilunio è decisamente il momento sacro per eccellenza, poichè trattasi di un periodo durante il quale “le energie spirituali sono a nostra disposizione in maniera unica e facilitano un rapporto più stretto fra l’umanità e la Gerarchia”. Tra i dodici pleniluni annuali, ce ne sono tre da tenere in particolare considerazione: la Festa della Pasqua o plenilunio di Aries, la Festa del Wesak o plenilunio di Taurus, la Festa della Buona Volontà o plenilunio di Gemini.
Durante la Festa del Wesak, in maniera specifica, è raccomandato di pronunciare a mo’ di mantra la preghiera principale dell’organizzazione, altrimenti detta  “La Grande Invocazione”, facilmente reperibile sul loro sito e dettata direttamente da Djwhal Khul nel 1945 ad Alice Bailey:

Dal punto di Luce nella Mente di Dio
Affluisca Luce nelle menti degli uomini.
Scenda Luce sulla Terra.

Dal punto di Amore nel Cuore di Dio
Affluisca Amore nei cuori degli uomini.
Possa Cristo tornare sulla Terra.

Dal Centro dove il Volere di Dio è conosciuto
Il Proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;
Il Proposito che i Maestri conoscono e servono.

Dal centro che viene detto il genere umano
Si svolga il Piano di Amore e di Luce.
E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.

Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano sulla Terra.

Termini ed espressioni utilizzati hanno volutamente una natura ecumenica, facilmente comprensibile da tutti e da tutte le religioni “tradizionali” utilizzabili senza risultare eretici. Dai testi del Lucis Trust, si evince che tale approccio era frutto di una precisa volontà del “Maestro Asceso”, ma nel contempo si dice esplicitamente che il significato del testo cambia a seconda che quelle parole vengano pronunciate dall’uomo medio, dal discepolo o dall’iniziato…
Si, perchè se è vero che il Lucis Trust si configura superficialmente come una filosofia rivelata, aperta a tutti, con un sito internet in bella mostra e l’endorsement dell’ONU, nel contempo si autostruttura come la più classica delle logge esoteriche, che – come noto – riservano solo a seguaci particolarmente selezionati le verità più celate.
I principali canali di reclutamento della Ong sono la Scuola Arcana, i Triangoli e la Buona Volontà Mondiale. Nella prima, si fornisce la formazione per il discepolato della “nuova era”. Qui i principi della cosiddetta “Saggezza Eterna” sono presentati attraverso la meditazione esoterica, lo studio e il servizio come uno stile di vita da perseguire. I Triangoli possono essere considerati un vero e proprio network globale di cellule dell’organizzazione (formate appunto da tre persone) impegnate nella preghiera della “Grande Invocazione”: i partecipanti immaginano che i cuori e le menti della famiglia umana (sic!) vengano irradiati di luce e di buona volontà, rafforzando tutto ciò che è buono e vero e di bello vi è nel mondo. Infine, l’entità più “esterna”, la Buona Volontà Mondiale, essa stessa una Ong riconosciuta dalle Nazioni Unite, e principale canale di comunicazione con le più importanti organizzazioni ed istituzioni mondialiste per coinvolgerle nel lavoro di “esternalizzazione della Gerarchia” delle “Menti Illuminate” che ci introdurrano nell’età di “Maitreya”, il maestro iniziatore dell’era dell’Acquario.
Il Lucis Trust non solo ha copiose entrature nell’istituzione cardine dell’impalcatura mondialista, l’ONU, ma a quanto pare, attraverso la Windsor International Bank and Trust Company, sarebbe collegata ad organizzazioni come il  Fondo internazionale per lo sviluppo, la Fondazione Rockefeller, il Council on Foreign Relations (CFR). Insomma il fiore all’occhiello dell’élite globalista. Inoltre, può contare su una diffusione capillare mondiale anche tra la gente comune attraverso gruppi meditativi, semplici sostenitori, club culturali che, consapevolmente o meno, contribuiscono alla diffusione di una coscienza “superiore” globale e mondialista apparentemente improntata su valori comunemente accettati quali bontà, fratellanza, persino elevazione spirituale, ma che al fondo si abbeverano ad una fonte che quanto meno suscita perplessità. In qualsiasi modo la si voglia mettere, è inquietante pensare che una delle più attive, influenti e considerate Ong delle Nazioni Unite rechi nel suo nome (appositamente modificato per rendersi più accettabile) l’essenza malcelata del suo fondamento dottrinario.

BUONE NOTIZIE…SONO MORTALI.

di Marcello D’Addabbo

Lo scorso 20 marzo è deceduto David Rockefeller, 101 anni, anagraficamente l’ultimo capoclan di una dinastia che si è posta insieme a poche altre in Occidente ai vertici di tutto il potere possibile, finanziario e politico prima di tutto, militare culturale e sociale per diretta conseguenza. Stiamo parlando di uno del club degli imperatori, il famoso 1%, i padroni dell’universo li ha chiamati Giulietto Chiesa, l’élite che assume decisioni in ordine ai grandi eventi del nostro tempo, guerre comprese ovviamente, al fine di garantire la propria continuità sul trono. In 101 anni di vita David si è “limitato” a fondare la Commissione Trilaterale e il Gruppo Bilderberg, restando abilmente dietro le quinte insieme agli altri sodali “illuminati” nella sala di comando delle istituzioni pubbliche, mentre i Kissinger i Brzezinski e i Soros eseguivano. Qui si parla del potere vero e non di quello rappresentato dai maggiordomi politici, la cui transitorietà è stata pensata proprio da queste oligarchie per non trovare ostacoli nei governi eletti (cinque anni massimo di mandato e poi a casa, dovessero i meri custodi dei palazzi rivendicare più di ciò che il padrone concede loro!). Tali rapporti gerarchici si evincono in modo cristallino dagli scarni e felpati comunicati funebri emessi il triste giorno dalla grande stampa, Corriere e Repubblica in Italia, carichi del timor di dio. Per la morte di Rockefeller si riportava un elenco quasi bambinesco di tappe conseguite dall’ormai defunto nel mondo finanziario, posizione sociale, patrimonio calcolato, amicizie, il ruolo di guida nella sua Chase Manhattan Bank e l’immancabile attributo di “filantropo” di cui questi benefattori dell’umanità da sempre godono per i miliardi che scuciono – la liquidità non è un problema se ne controlli l’emissione da mezzo secolo – in opere di beneficienza esentasse, elargizioni finalizzate a controbilanciare l’orrore che da sempre li circonda. Un telegramma benevolo, insomma, di commiato da tutto il mainstream. Eccolo là il regime, se qualcuno per caso avesse perso l’abitudine di individuarne lo zampino. Era evidente allo stesso modo al tempo in cui la stampa italiana e i giornaloni parlavano dell’”Avvocato”, esaltandone in continuazione come un mantra lo stile, distraendo le plebi con il particolare dell’orologio sul polsino, e nascondendo i contorni di tresche con minorenni, cocaina, drenaggio di denaro mafioso nell’azienda di famiglia, abuso di contributi statali, enorme influenza sulle scelte dei governi e leggi compiacenti – circostanze che sarebbero state, all’opposto e in altri tempi, scandagliate e poste sotto un’impietosa pubblica lente d’ingrandimento in casa di Berlusconi, questo parvenu incontrollabile con ambizioni sovraniste a corrente alternata, cui andava precluso per sempre il potere. Non è un mistero che l’epilogo della parabola politica di Berlusconi sia coincisa con l’esaurirsi della pazienza nei suoi confronti da parte del ramo europeo di queste oligarchie, fino ai piani inferiori della catena di comando con i Soros e il nostro immarcescibile capo-condomino, Carlo De Benedetti con la sua legione di Mordor di giornalisti del Gruppo l’Espresso – Repubblica. La colpa principale di Berlusconi agli occhi dei banchieri illuminati, lo sappiamo, ha un nome: si chiama Vladimir Putin, l’arcinemico che vive costantemente sotto il loro attacco. Probabilmente anche l’eccessivo accanimento della magistratura contro il giornalista Augusto Minzolini nasce dal suo azzardo, in qualità di direttore del Tg1, di mandare in onda per lo speciale Tg1 in seconda serata un lungo e oggi introvabile documentario su Ezra Pound e la lotta contro l’usurocrazia bancaria, nel quale si citavano i Rothschild (stesso pedigree del defunto) e il modo in cui questi hanno strangolato i popoli con la manipolazione dei tassi di interesse. Si parlava delle banche d’affari americane e inglesi, della funzione spogliatrice delle medesime a danno dei governi democratici, ruolo operato, aggiungiamo noi, da agenti consapevoli di questi banchieri illuminati (Andreatta e Ciampi in Italia, ndr). Era troppo per Rai 1 dove, si sa, certi contenuti non erano mai stati divulgati. Per una notte quella rete somigliò ad un portale di controinformazione. Non devono avergliela perdonata, al Minzo.

Certo i tempi ormai sono cambiati, parlare di associazioni eversive come la Commissione Trilaterale ed il gruppo Bilderberg anni fa era considerato un delirio complottista mentre oggi non fa più scandalo. In parte ciò è dovuto all’infaticabile lavoro della controinformazione che ha rivelato alla massa, via web, la funzione storica delle grandi famiglie del capitalismo occidentale, riprendendo temi cari a Pound, Sombart ma anche Pareto e lo stesso Marx. C’è tanto di quel materiale sul web che ormai è impossibile nonché inutile chiudere improvvisamente la stalla – e i siti internet – al termine del dilagare della mandria di informazioni incontrollate per tutta la pianura informatizzata. Quanto il defunto David Rockefeller fosse a conoscenza del “pericolo internet” lo apprendiamo per bocca del suo cane da guardia Zbigniew Brzezinski, insieme al primo il fondatore materiale della Commissione Trilaterale e attentissimo osservatore degli eventi che possono ostacolare il Nuovo Ordine Mondiale immaginato dai Rockefeller. Anni fa questa vecchia volpe lanciò l’allarme parlando di un pericoloso (per loro) risveglio politico globale: “la popolazione del mondo sta sperimentando un risveglio politico senza precedenti per portata ed intensità, con il risultato che le politiche di populismo si stanno trasformando in politiche di potere. Per la prima volta nella storia quasi tutta l’umanità è politicamente attivata, politicamente consapevole e politicamente interattiva. L’attivismo globale sta generando un incremento tumultuoso in relazione agli aspetti culturali e alle opportunità economiche, in un mondo segnato dalle memorie della dominazione colonialista ed imperialista. I Popoli sono acutamente consapevoli dell’ingiustizia sociale ad un grado senza precedenti e spesso gonfi di risentimento in quanto percettori della loro insufficiente dignità politica”. Era il 2010 e il populismo non aveva ancora fatto sentire tutta la sua carica innovativa, ma Brzezinski, e dietro di lui Rockefeller, già ne vedevano chiaramente i presupposti. Sentivano la marea montante contro di loro e cercavano il modo di deviarla. Non è facile comprendere le mosse di quel mondo ma può darsi che l’elogio pubblico rivolto proprio a Rockefeller dal Presidente Mattarella in occasione dell’inaugurazione al Quirinale della sessione romana della Trilaterale in aprile 2016 non sia proprio un segno di forza, come ritengono alcuni attivisti del web. Se coloro i quali hanno sempre rifuggito notorietà e telecamere riunendosi solitamente in gran segreto, oggi, fatto inedito e inaudito, affidano l’apertura dei lavori del loro salotto al Presidente della Repubblica Italiana – hanno pensato in molti  – vuol dire che essi non hanno più nulla da temere dal popolo che massacrano e sfruttano. Eppure un’altra lettura potrebbe essere presa in considerazione, ovvero che la notorietà ormai, a causa di internet, non la si può più evitare –  dato che persino le librerie scoppiano di testi sui piani e partecipanti a queste riunioni (non più) occulte – tanto vale allora cavalcarla! Da qui l’inedita esposizione mediatica, mossa che ha anche la funzione di spiazzare le teorie del complotto togliendogli di mano l’arma della presunta, a questo punto, segretezza di Bilderberg e Trilateral. Nel primo decennio del secolo il Pentagono ha annunciato che la terza guerra mondiale si sarebbe combattuta su internet come guerra d’informazione. A seguito di questo proclama sono stati stanziati miliardi di dollari per la contro-propaganda in tutti i paesi occidentali e non, sguinzagliando migliaia di cosiddetti “troll” nei social network con profili falsi. Pagati per aggredire la controinformazione, facilmente individuabili per l’aggressività delle loro pretestuose polemiche e inefficaci a frenare la marea di internauti abituati a reagire scrivendo, diversamente dalla generazione che ha subito la passività cui ti costringe lo strumento televisivo. In queste rappresaglie si scorge la longa manus di quelli che per comodità di prosa e per ragioni storiche definiamo gli illuminati.

Ovviamente ciò che scandalizza non è che il governo dei popoli sia affidato ad oligarchie, consapevolezza che alberga in ogni persona mediamente alfabetizzata che non voti alle primarie del Pd, non legga La Repubblica e non abbia Augias, Gramellini e Severgnini come idoli. La storia, insegna Pareto, è “cimitero di aristocrazie” e ciò che continuiamo a definire democrazia è soltanto il “migliore involucro legittimante del grande capitale” per dirla con Marx, scelto appositamente proprio da costoro per farci distrarre in chiacchiere parlamentari mentre tali poteri non eletti spadroneggiano come pirati in acque imbelli. Come al tempo dei Medici, degli Sforza e dei da Montefeltro, questa gente che vive immersa nel potere acquisendo, pertanto, una percezione della realtà radicalmente diversa da quella dei governati, da sempre tiene particolarmente a curare ed alimentare la propria aura di onnipotenza, di eternità e di timore. Così, oltre alla censura che vige da sempre nella stampa ufficiale sui loro nomi (Mieli e altri direttori dei grandi giornali sembrano non aver mai “notato” la loro influenza pubblicamente), ci sono dall’altra parte i siti internet ultra-complottisti che vogliono convincerci che abbiamo a che fare con una razza aliena – lo sono in effetti ma in senso antropologico e culturale – la genia figlia di qualche covata di extraterrestri sopraggiunti ere geologiche fa…e via fantasticando. E’ la tesi fiabesca di David Icke sui famosi “rettiliani”, che si pone tra X Files e i romanzi di Wells. Di fatto per vent’anni questo individuo, la cui missione è sputtanare letteralmente ogni autorevolezza delle fonti non ufficiali di informazione, ha imperversato sul web dando forma ad ogni sorta di incubo umano in relazione al potere dei banchieri – dei quali alla fine risulta essere il miglior alleato. Grazie a lui migliaia di internauti, per lo più americani – le province Usa infatti sono da sempre credulonandia soprattutto se si parla di Ufo – hanno creduto nei superpoteri degli illuminati, tra i quali troneggiava ovviamente anche il vecchio Rockefeller, e nella sostanziale onnipotenza di questi sulle masse che condizionerebbero in base a non ben precisate “influenze psichiche”. Influenze che questa razza di semidei alieni travestiti da umani possiederebbero come dote naturale esercitata per mantenerci schiavi. Questi complottisti paranoici prezzolati sono i Piero della Francesca di questo tempo, che con meno talento dei loro predecessori costruiscono al pari dei primi immagini iconiche, oleografiche del potere.

Ora, si può anche ammettere che il Nuovo Ordine Mondiale immaginato dal Bilderberg venga realizzato a scapito delle masse e per farlo digerire ai governati questi super banchieri manipolino costantemente la coscienza collettiva, ma ciò è avvenuto, e dall’ultimo dopoguerra avviene costantemente, sul piano dell’influenza mediatica, della cultura, dello spettacolo e persino dell’arte contemporanea, ambiti sui quali l’influenza di una certa intelligence è scontata. Non c’è bisogno di scomodare lucertole dotate di poteri ipnotici. Chi lo fa è certamente in mala fede e desidera che tutta l’informazione libera venga associata a questo complottismo delirante e pertanto facilmente neutralizzata per conclamato deficit di lucidità mentale.. Una “reductio ad Ickeum” figlia della “reductio ad Hitlerum” che il sistema ha impeccabilmente applicato per inibire l’insorgere di ogni identitarismo (associandolo in quel caso ad un tentativo di ritorno al Terzo Reich). Inoltre postulando che gli Illuminati siano invincibili in quanto dotati di influenze superiori si deprime ogni velleità rivoluzionaria e ogni tentativo politico di contrasto alle decisioni del potere in carica sembra destinato al fallimento a meno che non ci si doti della kriptonite. Se poi si osservano con animo sgombro da pregiudizi le immagini che ritraggono in foto i dignitari di queste grandi famiglie del mondo finanziario occidentale è facile credere che siano rettiliani. Considerando ciò che normalmente si attribuisce alle reverende personalità di costoro cioè un insieme ininterrotto di cospirazioni, guerre, stragi, terrorismo, colpi di Stato, manovre politiche e strangolamenti monetari, viene ancora più facile credere che tali affamatori di popoli non abbiano origine terrestre.

Si delinea un enorme affresco nel quale realtà e oleografie apocalittiche si mescolano disorientando i cercatori di verità, inquinando le menti potenzialmente lucide di chi legittimamente, non fidandosi del mainstream, cerca di capire in quale diavolo di mondo ha avuto il destino di nascere, chi lo comanda e in nome di cosa. A costoro ci sentiamo di offrire un umile consiglio, poiché – complottismo o no – tutti sappiamo che Monsanto ed Exxon Mobil, tanto per citare un paio di colossi industriali-finanziari riconducibili alla micidiale stirpe della buonanima, sono state e sono tutt’ora delle macchine di sterminio per intere nazioni – si veda la storia recente di Africa e America Latina, costellata da colpi di mano paramilitari, guerre civili, pulizie etniche, povertà indotta da speculazioni – nonché strumento di enorme influenza su governi, leggi e istituzioni pubbliche occidentali. La buona notizia è che sono mortali e il consiglio è di prenderne atto. Le élite nascono e muoiono e costoro non sfuggono al triste destino che Esiodo poneva a carico degli uomini dell’Età del Ferro, con buona pace della mitologia hollywoodiana che li vuole iper-longevi in quanto già clonati e dotati di organi di ricambio per ogni evenienza – magari custoditi da medici compiacenti in qualche caveau di una fondazione scientifica da essi finanziata. Moriranno tutti invece, anche lo speculatore George Soros e Lord Jacob Rothschild (forse prima di Putin che quest’ultimo cerca da anni di fare fuori). Sono quasi tutti over 80, con eredi dissociati e cocainomani alla Lapo Elkann e nessuno in grado di continuarne l’opera, nel mondo creato dalle rivoluzioni finanziate e dirette dai loro antenati. Un mondo che oggi sotto tutti i punti di vista sta andando decisamente a rotoli. La macchina globale che hanno costruito è da tempo sfuggita al loro controllo, innescando l’ovvia reazione a catena di processi autodistruttivi che offre il suo osceno spettacolo già da qualche decennio. L’11 settembre ha rappresentato un geniale e criminale tentativo di rimettere il genio nella lampada e tornare a governare le dinamiche collettive mediante finte contrapposizioni che mobilitino masse al suono di un’ossessiva propaganda. Sappiamo che non tutti in quella fase concordavano con chi ha deciso la svolta all’interno dell’oligarchia criminale guidata, tra gli altri, anche da Rockefeller. Si è rivelata un clamoroso flop da milioni di morti, ritardando solo di pochi anni il declino americano. Oggi cercano di prendere il controllo dell’amministrazione Trump e l’impressione di goffaggine che stanno dando le piroette in cui la Casa Bianca si sta esercitando tradisce forse il vuoto lasciato anche dal vecchio Rockefeller, uno che aveva creato Pinochet e ci sapeva fare. Così come il ramo francese della dinastia di banchieri che governa più di altre in Europa (Rothschild) ha dovuto calare la carta Macron per impedire che il crollo dei partiti tradizionali – la caduta dell’involucro legittimante denuda il potere – porti al governo gli incontrollabili leader populisti. L’economia reale non produce più profitto, non viene distribuita più ricchezza come nei favolosi anni della cornucopia consumista e a pancia vuota – e senza la classe media a fare da filtro – la massa inizia ad insorgere e ad informarsi mentre questi ottuagenari geni della truffa iniziano anche loro a schiattare. Si sente ormai l’approssimarsi della fine di un ciclo e il vuoto lasciato dalla fine dell’”era dei Rockefeller” verrà riempito da quel risveglio mondiale che tanto essi temono.