LA NOSTRA 25ESIMA ORA. DI LIBERTÀ

Settant’anni fa eravamo precipitati nel più oscuro abisso della civiltà…guai a dubitarne! Poi, grazie ad alcuni angeli caduti dal cielo che ci hanno innalzati avviandoci all’era luminosa della democrazia, abbiamo trovato salvezza e pace. Siamo stati liberati. E nessuno mai potrà mettere in dubbio la nostra libertà!

Siamo liberi di imporre masochistiche sanzioni alla Russia senza una ragione superiore a quelle dettate dal servilismo atlantico,

liberi di subire lo spread quando i nostri governi eletti dispiacciono a Wall Street, e di vederli cadere per questo,

liberi di farci insultare per aver avuto una lira svalutata e poi di festeggiare quando a svalutare l’euro ci pensa Draghi,

liberi di scegliere tra liberali di destra e di sinistra, tra servi-Nato di destra e di sinistra, di parlare di democrazia e farci governare da chi non è mai stato votato, di inviare truppe a massacrare i nemici dei banchieri,

liberi di subire continue decisioni prese in nostra vece da poteri non eletti, leggere sulla costituzione la parola “sovranità” e chiedersi perché qualcuno ancora la difende se non è più in vigore,

liberi di emigrare e di svendere le nostre migliori imprese alla grande speculazione, indifferente al lavoro, che sradica un tessuto sociale e delocalizza per profitto,

liberi di stare in silenzio se all’estero sbattono in galera i nostri militari e imboscano i loro quando fanno delle stragi in casa nostra,

liberi di non conoscere la verità su stragi ed attentati,

liberi di subire un’invasione mentre tutta l’Europa si gira dall’altra parte,

liberi di vedere affondare un paese, di vedere andar via da qui amici e parenti, con la morte nel cuore e la nostalgia negli occhi, per una crisi prodotta all’estero e poi scaricata abilmente su di noi,

liberi di liberare ogni pulsione identitaria solo nel recinto di una curva dello stadio, di abbrutirci come bestie la domenica pur di provare l’ultima emozione collettiva consentita,

liberi di drogarci, di non avere speranze nel futuro, di non avere identità, di sentirci in colpa di essere italiani, bianchi, maschi, eterosessuali, di sopportare l’egemonia gay, il pensiero unico, di guardare con invidia la generazione che ci ha preceduto, di non avere uno straccio di pensione, di farci insultare la nostra intelligenza dai talk show, di farci imporre una narrazione falsa che trasforma la realtà in un pessimo film americano,

liberi di strozzare in gola questo urlo liberatorio che vorrebbe uscire e spaccare i timpani a chi per settant’anni si è fatto convincere che l’alternativa a tutto questo schifo è solo un fucile puntato, fanatismo e genocidi. Bella trappola e ci siete cascati.

Settant’anni sono passati e ancora voi non vi svegliate.

LA (FINTA) FINE DEL NAZARENO É LA FINE DELLA LEGA?

di Gaetano Sebastiani

C’è chi dice che l’idillio sia davvero finito. C’è chi, invece, sostiene che l’intesa continui sottotraccia, attaverso altre forme di corteggiamento. A prescindere dalle differenti posizioni, il patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi tiene ancora in fervente ebollizione il calderone della politica italiana. Ed i fumi che continuano a propagarsi nelle stanze del potere cominciano a provocare effetti non desiderati.
Il canale di comunicazione che si sta aprendo in questi giorni tra l’ex-cavaliere e Salvini, infatti, potrebbe avere conseguenze devastanti per il Carroccio. Innanzitutto, vi è un danno d’immagine: gli sforzi prodotti in questi mesi di gestione post-Bossi, tutti tesi a segnare un punto di cesura con le precedenti esperienze politiche potrebbero andare in frantumi. Il giovane leader della Lega aveva risollevato le sorti di un partito morente, cavalcando con molta astuzia la battaglia no-euro durante le elezioni europee (anche grazie all’apporto teorico-programmatico di grandi economisti, vedi Bagnai). Tale posizione poneva di fatto la Lega quale forza nettamente distante dai protagonisti del partito unico delle larghe intese, visto che nemmeno il M5S – pur euroscettico – aveva prodotto teorie così “ardite” sulla moneta unica.
Inoltre, le dichiarazioni molto dure di Salvini dei mesi scorsi sugli inciuci tra Renzi e Berlusconi, sull’impossibilità di dialogare con “chi si fa fregare” e la scelta di “non barattare la coerenza per qualche voto in più”, potrebbero diventare lettera morta, se davvero la cena di Arcore dei giorni scorsi porterà a nuove intese tra Forza Italia e Lega.
Perchè l’isolazionismo del Carroccio, la distanza che si era naturalmente prodotta tra i protagonisti del Nazareno e gli ex-padani, lasciava a Salvini una prateria di voti tutta da esplorare e gli consentiva di pianificare un progetto politico più coerente con i propositi euroscettici, più vicina al sentire di molti elettori delusi da Berlusconi e dalle sue politiche ambigue. L’abbraccio con il caimano di Arcore, invece, spegnerebbe sul nascere questo potenziale e riconsegnerebbe la Lega all’alveo delle forze politiche che di giorno lavorano da contestatori del sistema e di notte si accordano con il nemico affinchè nulla cambi.
L’ascesa della Lega nei sondaggi – persino al Sud – potrebbe avere, dunque, esiti drammaticamente differenti rispetto a quelli visti in Francia con il Front National di Marine Le Pen, alla quale Salvini dice di ispirarsi. La leonessa transalpina ha ereditato dal padre un partito emarginato dalla scena politica (tranne che per rari e scostanti successi elettorali), etichettato come fascista, buono solo in quanto sfogatoio contro gli immigrati. Negli anni della sua gestione, questa forza politica si è trasformata in un grande partito nazionale, anzi “patriote” come suole ribadire la Le Pen, sovranista, fieramente anti-euro ed oggi, dopo anni di proficue elaborazioni progettuali e strategiche, è diventato il primo partito di Francia, pronto alla sfida con le formazioni filo-troika e con un numero di tesserati tra i giovani da far invidia al Pci degli anni settanta. Durante questo percorso, non vi è mai stato un cedimento verso il centro-destra transalpino, mai un dubbio sulla necessità di non siglare intese con l’UMP o altri partiti avversi.
Se Salvini non sarà animato da quella stessa pazienza, da quella stessa lungimiranza che dovrebbe discendere dall’urgenza di affrontare le sfide lanciate da questi tempi grami, dimostrerà di avere sguardo miope e poca aderenza allo spirito rinnovatore che lo aveva animato agli esordi. E la finta fine del Nazareno ci consegnerà, non solo altre tristi puntate della telenovela Renzi-Berlusconi, ma anche l’ennesimo vuoto politico che attende ancora una proposta adeguata.

IL FUTURO DEI POPOLI RISIEDE NEL SOVRANISMO

di Gaetano Sebastiani

Non sentite anche voi gli scricchiolii sinistri dell’impalcatura globalista? Non avete percepito quel tipico rumore che produce una struttura decadente prima di crollare? No, non facciamo riferimento alla débacle nelle Elezioni Midterm di Obama. Sapete bene che chiunque vinca (o perda) negli USA, oggi o domani, rappresenta solo l’ennesimo burattino nelle mani dell’élite mondialista che viene usato e poi gettato via per procedere senza eccessivi intoppi all’attuazione dell’agenda del New World Order. A proposito: dove sono finiti gli “obamisti” di mezzo mondo, quei radical-chic di sinistra ben pensanti che avevano salutato l’avvento del presidente nero come l’inizio di una nuova e radiosa era? Ricordate le scene di giubilo per strada (negli States) e nei salotti buoni delle Tv (in Europa), durante le quali si pontificava sulla venuta del “salvatore” dell’umanità? C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di difendere questa amministrazione? Che sia in grado di evidenziare qualche differenza con quella precedente? Che sia capace di affermare che abbiamo vissuto anni di pace e prosperità? Nessuno?

Continue Reading